Il 13 febbraio la giustizia britannica ha stabilito che il divieto imposto dal governo al gruppo Palestine action è “sproporzionato”, una decisione che potrebbe rimettere in discussione l’incriminazione di centinaia di persone.

Il ministero dell’interno ha reagito annunciando che presenterà ricorso.

La decisione di classificare il gruppo come terroristico e di vietarlo, presa nel luglio 2025, “ha comportato una violazione sostanziale della libertà d’espressione e di riunione”, ha affermato Victoria Sharp, giudice dell’alta corte di giustizia di Londra.

Ha però dichiarato che il divieto resterà in vigore fino a nuovo ordine e ha chiesto alle parti di presentare nuove argomentazioni giuridiche entro il 20 febbraio.

All’annuncio della decisione, decine di sostenitori di Palestine action hanno festeggiato davanti al tribunale. “Abbiamo vinto”, ha dichiarato sul social network X Huda Ammori, fondatrice del gruppo.

La sentenza costituisce invece una battuta d’arresto per il governo laburista di Keir Starmer, la cui decisione di luglio era stata contestata dall’alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e dal Consiglio d’Europa, nonché dalle ong per i diritti umani.

Il governo aveva classificato Palestine action come organizzazione terroristica – come Al Qaeda, Hezbollah o l’Irish republican army (Ira) – dopo un’intrusione in una base dell’aeronautica militare britannica, accompagnata da atti di vandalismo.

Aveva accusato Palestine action di condurre una “campagna di protesta sempre più intensa, che si è tradotta in gravi atti di vandalismo, anche contro infrastrutture di sicurezza”.

“Le azioni di Palestine action non sono di portata tale da giustificare un divieto”, ha però stabilito la giudice.

In totale, secondo l’associazione Defend our juries, che sostiene il gruppo, da luglio sono state arrestate più di 2.700 persone, di cui centinaia sono state incriminate.

Palestine action si definiva sul sito web, oggi bloccato, una “rete di azione diretta impegnata a battersi contro il sostegno internazionale al regime genocida e razzista d’Israele”.