Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha affermato, in chiusura del congresso del Partito dei lavoratori, che la Corea del Nord potrebbe “andare d’accordo” con gli Stati Uniti, a condizione che questi riconoscano lo status nucleare del paese, e ha invece respinto le richieste di dialogo di Seoul, secondo quanto riferito il 26 febbraio dall’agenzia di stampa statale Kcna.

Durante il precedente congresso del 2021, Kim aveva definito gli Stati Uniti il “più grande nemico” del suo paese, una denominazione stavolta riservata alla Corea del Sud.

“Se gli Stati Uniti rispetteranno lo status di potenza nucleare del nostro paese, sancito dalla nostra costituzione, e abbandoneranno le loro politiche ostili, sarebbe possibile andare d’accordo con loro”, ha dichiarato Kim.

Durante una visita in Asia nel 2025, il presidente statunitense Donald Trump si era detto disponibile a incontrare il leader nordcoreano. Aveva anche ammesso che “in un certo senso la Corea del Nord è già una potenza nucleare”.

Secondo alcuni mezzi d’informazione, non è escluso che Trump possa incontrare Kim a margine della sua prossima visita in Cina, prevista dal 31 marzo al 2 aprile.

Durante il primo mandato di Trump, i due leader si erano incontrati tre volte per cercare di raggiungere un accordo sulla denuclearizzazione del paese, senza successo.

Al termine del nono congresso del Partito dei lavoratori, che si è concluso il 25 febbraio con una grande parata militare, Kim ha invece chiuso la porta alle richieste di dialogo della Corea del Sud, alleata di Washington in materia di sicurezza.

Kim ha annunciato che la Corea de Nord smetterà “per sempre” di considerare i sudcoreani come compatrioti, definendo “ingannevole” l’atteggiamento conciliante di Seoul.

“Non abbiamo niente a che spartire con la Corea del Sud, il nostro nemico più ostile, ed escluderemo per sempre i sudcoreani dalla categoria dei compatrioti”, ha dichiarato.

Dal suo insediamento nel giugno scorso, il presidente sudcoreano Lee Jae-myung aveva cercato di riprendere il dialogo con Pyongyang, senza successo.

Il mese scorso il regime nordcoreano aveva affermato di aver abbattuto un drone proveniente dalla Corea del Sud e aveva chiesto spiegazioni a Seoul, che aveva reagito avviando un’inchiesta sull’episodio.