Teheran ha confermato domenica la morte della guida suprema Ali Khamenei, massima carica religiosa e amministrativa dell’Iran, nell’operazione militare israelo-statunitense.
Annunciata sabato da Donald Trump, la morte di Khamenei è stata confermata dalla televisione di stato iraniana.
La transizione al potere sarà assicurata da un triumvirato composto dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian, dal capo del potere giudiziario in Iran Gholamhossein Mohseni Ejeï e da un membro del consiglio dei guardiani della costituzione, ha annunciato la televisione di stato.
Domenica mattina, migliaia di persone si sono radunate a Teheran, alcune in lacrime, sventolando bandiere iraniane e gridando “morte agli Stati Uniti”, “morte a Israele”, secondo un giornalista dell’Afp presente sul posto.
Durante la notte, la notizia della scomparsa dell’uomo che ha governato l’Iran con pugno di ferro per quasi 37 anni, succedendo all’ayatollah Khomeini, è stata accolta con applausi e musica da alcune finestre e con acclamazioni nelle strade, secondo diversi testimoni.
La morte di Ali Khamenei era stata annunciata sabato da Donald Trump, che ha scritto sul suo social media Truth Social: Ali “Khamenei, una delle persone più malvagie della storia, è morto (…) Non è riuscito a sfuggire ai nostri servizi segreti e ai nostri sistemi di sorveglianza avanzati”.
I bombardamenti continueranno “per tutta la settimana”, ha proseguito Donald Trump, secondo cui il popolo iraniano ha ora la sua “più grande opportunità” di “riprendere” il controllo del paese.
Israele ha dichiarato nella notte tra sabato e domenica di aver lanciato una nuova ondata di attacchi, mirati alle basi di lancio di missili balistici e alla difesa antiaerea di Teheran.
L’esercito israeliano ha riferito della morte di altri sette alti funzionari iraniani, tra cui il capo dei guardiani della rivoluzione, Mohammad Pakpour, e Ali Shamkhani, consigliere della guida suprema. La loro morte è stata confermata da Teheran.
Anche il capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, Abdolrahim Moussavi, è stato ucciso insieme ad altri generali di alto rango, secondo quanto riportato domenica dalla televisione di stato.
La reazione iraniana
L’Iran ha reagito all’attacco cercando di colpire Israele e le basi militari statunitensi.
Secondo i soccorsi, 21 persone sono rimaste ferite a Tel Aviv dopo una raffica di missili iraniani. Sabato sera una serie di esplosioni si è sentita nel centro di Israele, a Gerusalemme e nella Cisgiordania occupata, secondo quanto riferito dai giornalisti dell’Afp. Domenica mattina le sirene di allarme aereo hanno suonato in diverse regioni di Israele, mentre l’esercito segnalava nuovi lanci di missili iraniani.
Diverse esplosioni sono state udite anche in altri paesi della regione, a Riyadh in Arabia Saudita, ad Abu Dhabi e Dubai negli Emirati Arabi Uniti, a Doha in Qatar, in Kuwait e a Manama in Barhein, dove colonne di fumo si sono alzate sopra la zona di Juffair, che ospita un’importante base navale statunitense, secondo quanto riferito da testimoni e giornalisti dell’Afp.
L’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato di aver intercettato i missili iraniani e di riservarsi il diritto di reagire.
Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha espresso preoccupazione per l’innesco di una “serie di eventi che nessuno può controllare nella regione più instabile del mondo”.
La Mezzaluna rossa ha annunciato la morte di più di duecento persone nei raid sull’Iran. Più di venti province, delle 31 che compongono l’Iran, sono state colpite dagli attacchi.
Molti paesi della regione hanno chiuso il loro spazio aereo, causando una serie di cancellazioni di voli e una concentrazione del traffico nello stretto corridoio caucasico.
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