Il 3 marzo un tribunale polacco ha condannato tre medici accusati di aver tardato a praticare un aborto su una donna poi morta per shock settico, una vicenda che aveva suscitato forti polemiche nel paese, che ha una delle legislazioni sull’aborto più restrittive d’Europa.
I tre medici sono stati condannati a pene fino a diciotto mesi di prigione, ha riferito Karolina Kolary, l’avvocata dei familiari della vittima, definendo la sentenza “giusta”.
“Si è trattato di un caso di negligenza grave, nonché di mancato adempimento dei doveri medici più elementari”, ha aggiunto.
La difesa ha annunciato un ricorso alla corte suprema.
Izabela, 30 anni, era morta nel settembre 2021 all’ospedale di Pszczyna (sud), dov’era stata ricoverata per gravi complicazioni legate alla gravidanza. I medici si erano però rifiutati di praticare tempestivamente un aborto.
Secondo i familiari della donna, avevano aspettato che il feto morisse spontaneamente prima di praticarlo, per paura di essere perseguiti. L’ospedale sostiene invece che tutte le decisioni siano state prese nell’interesse della paziente e del feto.
La morte di Izabela aveva provocato un’ondata di proteste nel paese.
L’episodio si era verificato meno di un anno dopo la decisione della corte costituzionale, sostenuta dal governo nazionalista in carica all’epoca, di vietare l’aborto anche in caso di gravi malformazioni del feto, cancellando di fatto una delle ultime condizioni legali per l’interruzione volontaria di gravidanza.
La legislazione polacca autorizza attualmente l’aborto in caso di stupro, incesto o pericolo per la vita della madre, ma le ong per i diritti umani sostengono che la normativa sia ormai così restrittiva da spingere molti medici a evitare di praticare aborti per paura di problemi legali.
Ondata di proteste
Nel primo semestre del 2025 sono stati praticati nel paese solo 411 aborti legali, secondo i dati ufficiali.
Mara Clarke, cofondatrice della coalizione di ong Aborto senza frontiere, ha però riferito che “più di 130 donne polacche sono aiutate ogni giorno ad abortire in sicurezza, grazie all’invio di pillole o all’organizzazione di viaggi all’estero”.
Negli ultimi anni molte donne incinte hanno perso la vita negli ospedali polacchi dopo che i medici si erano rifiutati di praticare aborti nonostante gravi complicazioni.
Prima della decisione della corte costituzionale, il 98 per cento degli aborti legali
in Polonia riguardava malformazioni del feto.
Nel 2023 la coalizione centrista al governo aveva promesso di rendere più flessibile la legislazione sull’aborto, ma divergenze interne hanno bloccato finora qualsiasi progetto di riforma.
Inoltre, il presidente nazionalista Karol Nawrocki potrebbe mettere il veto su una nuova legge.