Il 4 marzo il senato degli Stati Uniti ha respinto, con il voto contrario della maggioranza repubblicana, una risoluzione che puntava a limitare i poteri del presidente Donald Trump nella guerra contro l’Iran.
La risoluzione, presentata dal senatore democratico Tim Kaine, è stata respinta con 53 voti contrari e 47 a favore. Il democratico John Fetterman, sostenitore della guerra, ha votato contro, mentre il repubblicano Rand Paul è stato l’unico del suo partito a votare a favore.
Prima della votazione Kaine aveva spiegato che l’obiettivo della risoluzione era riaffermare l’autorità del congresso, l’unico abilitato dalla costituzione statunitense a dichiarare guerra.
“I cittadini statunitensi vogliono che il presidente Trump abbassi i prezzi, non che trascini il paese in guerre inutili e senza fine”, aveva dichiarato, denunciando una guerra “illegale”.
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Secondo Kaine, l’amministrazione Trump non ha presentato alcuna prova di una “minaccia imminente iraniana” contro gli Stati Uniti.
La questione della “minaccia imminente” è al centro del dibattito sulla legalità dell’offensiva contro Teheran.
Anche se il congresso è l’unico organo autorizzato a dichiarare guerra, una legge del 1973 consente al presidente di ordinare un’operazione militare limitata per rispondere a una situazione d’emergenza.
Nel videomessaggio del 28 febbraio in cui annunciava l’inizio dell’operazione militare, Trump aveva evocato una “minaccia imminente” contro gli Stati Uniti, senza però convincere l’opposizione democratica.
Il 2 marzo il segretario di stato Marco Rubio aveva ammesso che l’ordine di attaccare l’Iran era stato dato quando era ormai evidente che Israele avrebbe comunque lanciato un’operazione militare contro il paese, rendendo necessario intervenire per paralizzare la capacità di Teheran di reagire colpendo gli interessi statunitensi.
Le parole di Rubio avevano suscitato forti polemiche nel paese, ed erano state criticate anche da alcuni sostenitori di Trump.
Durante la sua campagna elettorale del 2024, Trump aveva ottenuto il sostegno di molti esponenti della destra radicale contrari all’inteventismo militare degli Stati Uniti all’estero.
Il 4 marzo i senatori repubblicani si sono comunque schierati con il presidente, anche se alcuni hanno fatto sapere che le cose potrebbero cambiare se la guerra dovesse prolungarsi.
Una risoluzione simile sarà probabilmente sottoposta a votazione il 5 marzo alla camera dei rappresentanti, ma anche in questo caso dovrebbe essere respinta.