E questo, l’hai visto?

26 aprile 2015 22:03
  1. Per il 25 aprile (1). “È nella difesa del valore supremo, la libertà, che la differenza tra le nostre generazioni si annulla”. Sette storie partigiane raccolte dalla Stampa.
  2. Per il 25 aprile (2). Il centenario partigiano Buby, Massimo Ottolenghi, riflette sulla resistenza oggi: “I signi­fi­cati che si pos­sono dare a Resi­stenza e a Libe­ra­zione – rac­conta, ora, dal tavolo del suo stu­dio – sono infi­niti, ma si rischia di farli diven­tare sim­boli posticci. La Resi­stenza è l’inizio del riscatto e la rina­scita di un popolo per la giu­sti­zia, la libertà e l’eguaglianza. Il 25 aprile segna la resur­re­zione”.
  3. Per ogni cento donne nere libere negli Stati Uniti, ci sono solo 83 uomini; il resto (per un totale di circa un milione e mezzo di persone) dov’è? La risposta del New York Times è triste ma in un certo senso prevedibile, vista la situazione americana: imprigionamento e morti giovani.
  4. Connor Kilpatrick smonta su Jacobin un’interpretazione “culturale” o vagamente sociologica della contrapposizione fra 99 per cento di persone normali e 1 per cento di assoluti privilegiati, riducendo il tema alla nuda differenza di classe.
  5. Com’è cambiato il consumo di alcol in Italia: un’analisi del Post sui dati Istat, in dieci punti relativi a dieci numeri particolarmente significativi. (Per esempio, nel 2014 8 milioni e 265mila persone hanno superato i limiti del consumo abituale oltre i quali ci sono rischi per la salute).
  6. “I did not choose to become homeless. If you want to say I chose to become homeless and sleep on the streets, really all I have to say is fuck you. You’ve never experienced it”. I senzatetto e gli hobo della generazione millennial, e il modo in cui le nuove tecnologie li aiutano a vivere per strada, raccontati su Newsweek.
  7. Periscope è una delle app del momento, e ha già sollevato parecchi interrogativi sulla privacy e le sue restrizioni d’uso. L’avvocato Ernesto Belisario spiega quello che possiamo o non possiamo fare con questo strumento, per evitare guai.
  8. Elezi Klodian è morto a 21 anni sul lavoro, mentre costruiva un’autostrada, a Pessano con Bornago. Jacopo Tondelli lo ricorda, ed è uno dei pochi a farlo fuori dall’informazione locale o non mainstream.
  9. “Caro Paolo, continua la conta dei morti: oltre mille. Quasi 300 bambini. Tremila feriti. Temo non finirà”. La vita quotidiana a Sana’a, sotto le bombe, durante la guerra civile yemenita, nelle lettere di una donna italiana residente laggiù.
  10. Su Wired c’è un buon debunking della questione “giovani che rifiutano i lavori di Expo” sollevata nei giorni scorsi, con qualche link di approfondimento molto utile all’interno. (In aggiunta, per una testimonianza in prima persona, potete leggere cosa scrive Marta Bertoni).
  11. E se Ettore Majorana, il fisico raccontato da Leonardo Sciascia, decidesse di scomparire oggi? Con tutte le telecamere di sorveglianza, i social media, i propri dati sparsi sulla rete? Ce la farebbe – e nel caso, come dovrebbe fare?
  12. “Certo, in politica il luogo della coscienza forse è un non-luogo. Ma dall’Iraq alla Libia la politica dei governi alleati s’è nutrita dall’impura illusione che si possa ricorrere temporaneamente alla guerra servendosene come strumento occasionale e in punta di principio, senza esserne corrosi”. Sul sito della Treccani ho trovato una delle riflessioni più attente sull’ipocrisia del tema “responsabilità di proteggere” dei governi occidentali in casi come quello, recentissimo e doloroso, della situazione libica.
  13. “Language is a complex tapestry of trade, conquest and culture to which we each add our own unique piece”. Timothy Doner parla una ventina di lingue, qualche anno fa è diventato vagamente famoso, ma mentre l’onda dei media calava ha compreso quanto siano state riduttive le sue rappresentazioni – e quelle del linguaggio in generale.
  14. La Brooklyn Academy of Music ha lanciato una serie di podcast sulla musica: il primo è molto bello, e dedicato agli studi di Philip Glass.
  15. E infine una breve storia del mixer, strumento indispensabile per qualsiasi dj, e delle sue evoluzioni nel tempo dal 1971 a oggi (e domani).
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