La presentazione dell’impossible burger, un hamburger vegano che sa di carne, a Las Vegas, Nevada, il 7 gennaio 2019. (Robyn Beck, Afp)

L’hamburger alternativo

La presentazione dell’impossible burger, un hamburger vegano che sa di carne, a Las Vegas, Nevada, il 7 gennaio 2019. (Robyn Beck, Afp)
30 luglio 2019 17:30

Circa il 95 per cento degli statunitensi che hanno ordinato un hamburger vegetale in un fast food hanno comprato anche un hamburger di carne nell’ultimo anno. Secondo Grist, questo può significare due cose: o i vegetariani ogni tanto sgarrano oppure è aumentato l’interesse per i nuovi prodotti a base di vegetali.

Alcune catene di ristoranti hanno cominciato a vendere prodotti a base di proteine di soia, simili alla carne, o di piselli. Per ora le vendite sono scarse: nel 2018 gli statunitensi hanno comprato 228 milioni di hamburger vegetali contro i 6,4 miliardi di hamburger di carne.

Ma sempre nel 2018 le vendite di prodotti a base di proteine vegetali sono salite del 10 per cento, mentre quelle dei prodotti di carne del 2 per cento.

Somiglianze in crescita
Tuttavia, non tutte le catene di ristoranti seguono questa tendenza, anzi alcuni mettono in evidenza i loro piatti con “vera carne”. Sollecitati dall’industria della carne, alcuni stati come il Missouri, la Louisiana e il Mississippi hanno proibito l’uso di termini come “burger” o “salsiccia” per gli alimenti a base di vegetali. I due tipi di prodotti in effetti si somigliano sempre di più. In Svezia alcuni fast food hanno un “menù 50/50” che mette alla prova il palato dei clienti: si può ricevere il piatto autentico o l’alternativo senza carne. Il 40 per cento dei consumatori non indovina cos’ha mangiato.

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La carne di manzo è uno degli alimenti che comportano più emissioni di anidride carbonica. Mangiarne di meno aiuterebbe il pianeta, conclude la rivista.

Questo articolo è uscito sul numero 1317 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati

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