Vigneti a Richebourg Grand Cru, in Borgogna, Francia, 2017. (Eric Feferberg, Afp)

Gli effetti della crisi climatica sui vigneti di Beaune

Vigneti a Richebourg Grand Cru, in Borgogna, Francia, 2017. (Eric Feferberg, Afp)
17 settembre 2019 16:55

Per i viticoltori della Borgogna, in Francia, il cambiamento climatico è un fatto tangibile: le annate eccezionalmente calde e secche sono diventate la norma. Lo confermano i dati relativi a Beaune, una cittadina che si trova a sudovest di Digione. Nella regione l’inizio della vendemmia è sempre stato un evento collettivo, deciso dalle autorità e registrato negli archivi. Mentre a Digione i dati non sono molto indicativi, perché nel corso dei secoli l’urbanizzazione ha fatto scomparire molti vigneti, a Beaune i dati sono affidabili, perché l’area occupata dai vigneti è rimasta inalterata e i vitigni coltivati non sono cambiati molto.

Per il periodo dal 1354 al 1506 sono stati usati gli archivi con le paghe dei lavoratori impiegati in una proprietà dei duchi di Borgogna. Tra il 1507 e il 1699 ci sono i dati della comunità di Notre Dame di Beaune. Dal 1700 al 1965 l’inizio della vendemmia è stato stabilito dal consiglio comunale. Infine, il dato tra il 1966 e il 2018 è stato pubblicato dal quotidiano locale Le Bien Public. Sono stati usati anche dati indiretti, come gli anelli di crescita degli alberi e la registrazione delle temperature a Parigi. Si è scoperto che anche in passato ci sono state annate eccezionalmente calde e secche. Tra il 1393 e il 1719 la vendemmia è stata anticipata ventitré volte a causa del clima. Ma solo a partire dal 1988 le annate torride sono diventate frequenti. Negli ultimi otto anni ce ne sono state addirittura cinque, scrive Climate of the Past.

Questo articolo è uscito sul numero 1324 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati

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