Sote. (Arash Bolouri)

La Persia parallela che non sentiremo a Terraforma

Sote. (Arash Bolouri)
04 luglio 2019 11:47

Tra il 5 e il 7 luglio il festival di musica sperimentale Terraforma tornerà a proporre il suo eclettico cartellone nel settecentesco parco di villa Arconati, vicino a Milano. Tra gli artisti che abiteranno con i loro suoni i viali, i boschetti, le radure e i giardini all’italiana della villa c’è anche il musicista tedesco-iraniano Sote (Ata Ebtekar), che lavora tra Berlino e Teheran e ha da poco pubblicato un album ammaliante intitolato Parallel Persia, che fa dialogare strumenti tradizionali persiani ed elettronica con una fluidità e una naturalezza che spalancano un paesaggio sonoro inesplorato, solido nella sua classicità e sorprendente nel suo modernismo senza tempo.

Parallel Persia suggerisce un mondo in cui l’interazione tra umani e macchine è talmente stretta da confondere le linee tra naturale e artificiale, tra acustico ed elettrico, tra ieri e dopodomani. “Parallel Persia per me non è né un rifugio né un modo per immaginare un Iran migliore”, spiega Ebtekar. “Sono innamorato della musica tradizionale iraniana in tutte le sue forme, dalle più antiche alle più recenti. Parallel Persia per me è un modo per comporre musica elettronica interessante: ho cercato di fare qualcosa che non fosse già stata fatta e creare un mondo persiano immaginario parallelo a quello reale. Ho cercato un suono che potesse venire dal futuro, dal presente o anche dal passato”.

Purtroppo i cancelli di questo giardino delle delizie elettronico rimarranno chiusi per il pubblico italiano. A causa delle sanzioni statunitensi che hanno colpito l’Iran, i musicisti che avrebbero dovuto accompagnare Sote non possono lasciare il paese e l’artista farà un set elettronico solista che mescolerà i suoi lavori vecchi e nuovi. “Proporrò una sorta di musica concreta iraniana”, spiega, “dal momento che utilizzerò strumenti iraniani preregistrati insieme a elementi sintetici, a volte suonandoli così come sono, a volte trattandoli digitalmente con il mio computer. Alla fine proporrò un’altra Persia parallela, molto diversa da quella dell’album ma sempre con un forte accento iraniano filtrato da elettronica e rumorismo”.

Fare musica a Teheran è già una forma di attivismo. È attivismo sonoro

Ata Ebtekar è ancora stupito da quello che è successo: “Quando ho saputo che i miei musicisti non avevano ottenuto il visto sono rimasto davvero sorpreso. Da diversi anni giravamo l’Europa con un altro mio progetto elettroacustico, Sacred horror in design, ma non abbiamo mai avuto problemi di questo tipo”.

Le sanzioni stanno influenzando pesantemente la vita quotidiana degli iraniani e hanno un impatto anche sulla creatività e la cultura. “E come non potrebbero?”, dice Ebtekar, “Stiamo attraversando tempi molto duri. La nostra economia sta andando in pezzi e la gente ha grossi problemi economici: il fatto che gli artisti iraniani non possano più viaggiare contribuisce a creare un deprimente senso d’inevitabilità”.
Eppure fare musica a Teheran non è mai stato facile: Ebtekar, con un piede in Europa e l’altro in Iran, è una delle figure fondamentali della ricca offerta di musica elettronica della città. “Non sono sicuro che esista una vera scena elettronica di Teheran con caratteristiche proprie”, spiega. “Sicuramente la città è piena di musicisti di talento che lavorano insieme e riescono a creare piccoli eventi. Alcuni sono più accademici, altri più sperimentali e altri ancora hanno una sensibilità più pop. Fare musica a Teheran è già una forma di attivismo. È attivismo sonoro: suonare in pubblico e far conoscere al numero più ampio di persone possibile il proprio lavoro”.

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Al di là della burocrazia, dei permessi e delle leggi che limitano la fruizione di musica in Iran, secondo Ebtekar il primo ostacolo per chi vuole produrre e suonare musica nel paese sono i soldi. “I permessi li devi chiedere ovunque, basta sapere come funziona la burocrazia, ma se sei un artista o un organizzatore indipendente iraniano il vero muro contro cui ti scontri è quello economico. Con le sanzioni le cose sono peggiorate”.

Ata Ebtekar ha anche fondato una sua etichetta, la Zabte Sote, con base creativa a Teheran e distribuzione nel Regno Unito (Opal Tapes). “Il mio obiettivo è far uscire musica sperimentale iraniana che mi commuove e mi accende”, spiega. “Non ho un piano di uscite prefissato: quando smetterò di sentire demo interessanti non farò uscire più nulla. Abbiamo appena lanciato un bellissimo album di musica elettronica di un artista iraniano che vive in California, Ixuol, che si chiama Abstraction in high fidelity”.

Sote suonerà a Terraforma sabato 6 luglio alle 20.

Qui potete ascoltare un podcast con una selezione di artisti pubblicati dall’etichetta Zabte Sote.

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