Come salvare la biblioteca senza perdere la fidanzata

02 novembre 2018 11:33

Gentile bibliopatologo,
ho due problemi. Il primo: la mia fidanzata dice che se porto a casa anche solo un altro libro mi caccia. Il secondo: da quando stiamo insieme, più o meno sette anni, ne ho comprati qualcosa come duemila. Non riesco a smettere. Che fare? Perdere fidanzata, casa e libri (visto che rimarrebbero con lei, nella casa dove conviviamo, che è sua)? O curarsi? E come?

– Giacomo

Caro Giacomo,

mi sento come il pastore dell’indovinello, quello che deve traghettare un lupo, una pecora e un cavolfiore sull’altra sponda del fiume. Devo prima di tutto evitare che il lupo (la tua fidanzata) sbrani la pecora (te), e in aggiunta devo portare in salvo il cavolfiore (la biblioteca), di cui la pecora (parlo sempre di te, senza offesa) è ghiotta, ma che per il suo peso fuori controllo rischia – e questa è una bella complicazione, rispetto all’indovinello originale – di far ribaltare la barca.

Troppe variabili da palleggiare come birilli, ma io non sono proprio il tipo del giocoliere della logica: in anni e anni di Settimana Enigmistica non ho mai risolto un “Quesito con la Susi”, e dopo sforzi immani e frustranti correvo a mettere il cervello a mollo nelle vignette su un tuo omonimo – il tenero Giacomo – che chiunque avrebbe capito anche dopo una lobotomia frontale.

Quindi, lasciamo perdere tutte quelle variabili e affidiamoci a una costante (k). In breve, ti consiglio di negoziare con la tua fidanzata (che ormai sono costretto a immaginare identica alla Susi) un tot di metri cubi della casa che puoi riempire liberamente con i tuoi effetti personali, l’ingombro massimo che lei è disposta a concederti senza mettere a rischio la calpestabilità dei pavimenti, la non tossicità dell’aria e la tenuta statica dell’immobile. Tutto questo, va da sé, dopo aver ottenuto una sanatoria per i libri e gli altri oggetti già entrati irregolarmente.

Il valore di questa costante k potrà dipendere da molti fattori – l’ampiezza della barca, la generosità del lupo, il talento negoziale della pecora (che saresti tu, sempre con rispetto parlando) – ma io dico di non stare a scervellarti: il numero di m³ pattuito è tutto sommato marginale, perché quella che ti sto consigliando di giocare è una sottile partita strategica. Una volta ottenuta la tua cubatura, infatti, la rispetterai nella maniera più rigorosa. Ma comincerai a riempire il tuo spazio di libri e solo di libri, e a disfarti gradualmente del resto. Inzepperai di volumi (in file multiple, da parcheggiatore selvaggio) non solo le librerie, ma anche il comodino, l’armadio, la scarpiera, il mobile del bagno, la cabina della doccia, l’interno del pianoforte a coda. Per far entrare nuovi libri sacrificherai giorno dopo giorno il tuo intero guardaroba, la tua biancheria, la tua scorta di medicinali. Aprendo i tuoi cassetti lei troverà solo libri, come Fantozzi trova pagnotte infilate ovunque quando la signora Pina si prende una cotta per il fornaio.

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Quando ti vedrà girare per casa mendico e scalzo, igienicamente discutibile, vestito solo di un sacco di juta e di un pezzo di spago da cucina a mo’ di cintura – e tuttavia felice, anzi raggiante, perché hai tutti i libri che vuoi – capirà che ha perso la sua partita: dovrà accettare la tua natura di bibliomane impenitente e tu potrai accumulare in pace. Il tenero Giacomo avrà sconfitto la Susi.

Il bibliopatologo risponde è una rubrica di posta sulle perversioni culturali. Se volete sottoporre i vostri casi, scrivete a g.vitiello@internazionale.it

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