La favola di Riccioli d’oro e le tre librerie

28 marzo 2019 15:51

Gentile bibliopatologo,
i miei genitori sono avidi lettori, e della peggior specie: ovvero quelli che acquistano tomi ben prima di avere tempo o voglia di leggerli; oltretutto sono anche separati, quindi hanno raddoppiato gli spazi da riempire. Purtroppo o per fortuna, avendo sempre potuto contare su questa vasta scelta, mi sono trovata a comprarne pochi di veramente miei e quindi adesso a ventidue anni mi immagino nella mia casa del futuro con scaffali vergognosamente vuoti. Dovrei cominciare a comprare centinaia di doppioni dei libri che considero fondamentali? Freud dice qualcosa riguardo all’invidia delle librerie dei genitori?

-Sara

Cara Sara,
ricordi la favola di Riccioli d’oro? È il primo libro che ho letto tutto da solo (oddio, libro: era un piccolo album illustrato). Parla di una bambina che s’intrufola nella casa dei tre orsi – papà, mamma e figlio, in ordine di stazza – e si dedica metodicamente alla scroccheria. Trova tre tazze apparecchiate per la colazione: la grande è troppo calda, la media troppo fredda, la piccola è alla temperatura ideale – e se la scola tutta. Poi viene la volta delle tre sedie, infine dei tre letti – stessa trafila, stessa conclusione: sperimentare tutto e poi funestare gli averi dell’orso bambino.

Certo, la favola aveva le sue incongruenze. In una striscia dei Peanuts, Lucy la leggeva a Linus, che la interrompeva per una domanda sul raffreddamento: “A me pare che se la scodella così così era fredda, anche la scodella piccina avrebbe dovuto essere fredda. Com’è che andava bene?”. Si beccava un pugno sul naso dalla scorbuticissima sorella maggiore. Ma trovava ancora la forza di aggiungere: “E non ho neppure menzionato il ben più grave fatto della violazione di domicilio!”.

(David Moss, Getty Images)

Proviamo a immaginare una variante bibliopatologica della favola. Nella casina nel bosco, Riccioli d’oro non trova tre scodelle ma tre librerie.Tra gli scaffali di papà orso ci sono per lo più manuali di fai-da-te – Come rubare cestini da pic-nic senza dare nell’occhio, o Digerire una foca è facile se sai come farlo. Quelli di mamma orsa sono già più divertenti, ma pur sempre troppo specialistici: Il letargo intelligente: 101 posti dove crollare nel sonno almeno una volta nella vita, oppure La dieta detox dei panda: mille modi di cucinare il bambù. E la libreria piccola, quella dell’orso figlio? Ecco, se la storia fosse ambientata in casa tua, Riccioli d’oro rischierebbe di non trovarci nulla. E sappiamo cosa fanno i ladri d’appartamento quando non trovano nulla: si indispettiscono e ti fanno i loro bisogni sul letto. Te la senti di rischiare questo esito poco fiabesco?

Escludendo l’ipotesi di comprare centinaia di doppioni, ti do una dritta più economica ma simbolicamente efficace: quando li sottolinei, li annoti e li stropicci, i libri diventano tuoi. Se per esempio Riccioli d’oro scassinasse la mia serratura e cominciasse a tirar giù volumi dagli scaffali, potrebbe leggere nella stratificazione delle sottolineature l’intera saga familiare di una famiglia di orsi (la bibliomania richiede sempre un po’ di orsaggine). Mio padre lasciava sui libri lievi segni di matita tracciati con l’ausilio di un righello, più qualche annotazione ai margini della pagina; poi arrivava mia madre, e li trasformava in panini imbottiti: li farciva di carta stagnola dei pacchetti di sigarette e di fiori lasciati a essiccare, e aggiungeva al primo strato di sottolineature, così ordinato e rigoroso, un supplemento di scarabocchi sghembi. Quando arrivavo io per la terza lettura, ero costretto a inventarmi qualcosa di diverso: asterischi, punti esclamativi e altri geroglifici. Non avevo i soldi per comprare libri, in compenso avevo l’estro per farli comunque miei.

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Perciò, cara Sara, comincia a impadronirti dei libri dei tuoi genitori lasciando il marchio inconfondibile della tua lettura. Quando poi andrai a vivere in una casa tutta tua e dovrai ingegnarti per affrontare il problema degli scaffali vuoti, ti consiglierò qualche manuale da orsi per compiere il delitto perfetto – per esempio, Come trafugare libri da casa dei genitori, volume primo: il pranzo della domenica o il potenziale best-seller Cinquanta sfumature di taccheggio.

Il bibliopatologo risponde è una rubrica di posta sulle perversioni culturali. Se volete sottoporre i vostri casi, scrivete a g.vitiello@internazionale.it.

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