Nuove consulenze lampo

17 maggio 2019 15:01

Gentile bibliopatologo,
non riesco a prendere libri in prestito, ma a volte sono stata costretta a farlo. Capita che degli amici si offrano di prestarmi un libro. Rifiutare sarebbe scortese, ma non posso proseguire serenamente nella lettura senza soffrire all’idea di dovermene separare; acquisto quindi il titolo in questione e, trascorso un tempo ragionevole, restituisco al proprietario la sua copia, con molti ringraziamenti. Non dispongo, tuttavia, di risorse economiche tali da soddisfare tutte le mie esigenze di possesso esclusivo. Mi dicono di imparare l’arte della condivisione: ho l’emicrania alla sola idea. Che mi consiglia? Pensavo di sposare un uomo ricco, ma è così démodé.

-Marina

Ti perdi in un bicchier d’acqua, cara Marina! Hai la fortuna di avere a tua disposizione un sistema bibliotecario personale fornito da amici generosi e te ne lamenti pure? La procedura dovrebbe essere semplice: 1) accetta il prestito senza fare storie; 2) leggi il libro sulla copia dell’amico, facendo le tue eventuali annotazioni su foglietti che potrai trasferire in una nuova copia tutta tua; 3) quando lo hai finito – e solo se ti è piaciuto – compralo. Altrimenti risparmia i tuoi soldi. Come dici? Ti piacciono tutti i libri che ricevi in prestito? E allora l’algoritmo da applicare è l’altro, più semplice, anche se lo trovi démodé: 1) sposa un uomo ricco. Molto ricco.

***

Gentile bibliopatologo,
non riesco a scegliere tra cartaceo e digitale. Da una parte ho il piacere: esperienza sensoriale, di vista, d’olfatto e di tatto. Dall’altra, però, la praticità, la biblioteca in tasca, l’ecologia. Credo che il superamento dello stallo passi per la risposta a questa domanda: posso lasciare sul conto del mondo il danno del mio inquinamento (alberi, trasporti, imballi, resi, maceri) quando esiste un perfetto succedaneo a minor impatto ambientale senza sentirmi maledettamente in colpa?

-Fabrizio D.

La sensibilità ecologica è un’ottima cosa, caro Fabrizio, ma sta trasformando alcuni di noi in una variante appena laicizzata dei rinuncianti indù. Finiremo per indossare un mascherino di garza per non uccidere inavvertitamente insetti e moscerini. Già lo facciamo per proteggerci dallo smog. Purtroppo non c’è modo di scampare alla colpa di essere al mondo e, se c’è, passa per l’ascesi più che per il consumo responsabile. Compra i tuoi libri di carta in pace: per quel che vale, hai la mia assoluzione. Il bilancio “sul conto del mondo” ha molte più voci di quelle che immagini, e disseminando libri sul tuo cammino non contribuirai certo solo all’inquinamento.

(Tetra Images/Getty Images)

Gentile bibliopatologo,
quando mi accingo alla lettura di qualunque tipo di libro, tendo a cominciare sempre dalla fine. È un’operazione che svolgo in automatico, come se il mio inconscio volesse sapere, prima di tutto, come è strutturato il libro in questione, a chi sono rivolti i ringraziamenti, le note e tutto ciò che di norma sta in fondo.

-Sara da Como

Cara Sara, si dice che salutiamo con il palmo della mano aperta per mostrare a chi ci viene incontro che non siamo armati; in altre parole, ci sottoponiamo vicendevolmente al metal detector dall’origine dei tempi. L’incontro con un libro è anch’esso gravido di minacce potenziali, ed è bene non fidarsi. Quel signore che ci sorride dalla quarta di copertina potrebbe essere un ceffo, un malvivente, o almeno un malpensante. E le rassicurazioni così pompose dei suoi illustri amici, sotto forma di frasi estratte dalle recensioni, potrebbero essere una trappola da compari di malavita. Qualche volta, in effetti, lo sono. Quindi, continua così. Istintivamente, per qualche atavismo della nostra psiche sopravvissuto a tutte le addomesticazioni della civiltà, vuoi guardar bene in fondo per esser certa che il libro sia pulito e innocuo – indice, ringraziamenti, note. Per esempio, se trovi la dedica “A me stesso – lui sa perché”, trascinalo nella caverna e finiscilo a colpi di clava.

Il bibliopatologo risponde è una rubrica di posta sulle perversioni culturali. Se volete sottoporre i vostri casi, scrivete a g.vitiello@internazionale.it.

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