Nilufar Yesmin, 36 anni, a Savar, il 21 aprile 2014. Nilufar non può lavorare a causa dei danni alla colonna vertebrale, ma non ha ricevuto risarcimenti. (Andrew Biraj, Reuters/Contrasto)

Un anno dopo il disastro

24 aprile 2014 11:37

Il 24 aprile 2013 in Bangladesh, nel distretto industriale di Savar, a 15 chilometri dalla capitale Dhaka, è crollato un palazzo di otto piani.

La struttura, chiamata Rana Plaza, ospitava cinque fabbriche tessili che costruivano vestiti anche per aziende occidentali. Nell’incidente 1.130 persone hanno perso la vita, mentre circa 2.500 sono state tratte in salvo.

I superstiti spesso hanno danni fisici che non gli consentono di lavorare e fanno fatica a sopravvivere. Dopo l’intervento del governo e di alcune organizzazioni non governative e associazioni benefiche, a dicembre 2013 l’Organizzazione internazionale del lavoro ha annunciato che alcuni marchi internazionali di distribuzione, produttori e gruppi di lavoratori hanno accettato di collaborare per costituire un fondo di 40 milioni di dollari per la vittime. Finora però sono entrati nel fondo solo 15 milioni di dollari. Prima del 24 aprile 2014 ogni superstite del crollo avrebbe dovuto ricevere l’equivalente di 640 dollari di risarcimento.

Il crollo del Rana Plaza è stato il più grave incidente mai avvenuto in una fabbrica dal disastro di Bhopal, in India, del 1984.

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