29 maggio 2014 13:10

Le violenze nella Repubblica Centrafricana non accennano a diminuire. Il 28 maggio almeno quindici persone sono state uccise nella chiesa di Notre Dame de Fatima, a Bangui, e per rappresaglia nel centro della capitale sono spuntati blocchi e barricate.

L’attacco segue quello del 25 maggio, quando tre giovani musulmani impegnati in una partita di calcio interreligiosa sono stati linciati e mutilati nel quartiere PK5, sempre a Bangui, mentre il 22 maggio almeno una persona è stata uccisa negli scontri scoppiati a Bambari, 300 chilometri a nordest di Bangui. Qui le forze di pace francesi avevano cercato di disarmare i ribelli islamici, provocando la reazione di una folla che ha occupato le strade imbracciando machete e fucili. Un portavoce dei ribelli ha dichiarato a Reuters che le truppe hanno sparato sui civili, uccidendone tre e ferendone sei. La Francia non ha confermato questa versione, parlando solo di spari di avvertimento in aria.

La crisi nella Repubblica Centrafricana è cominciata alla fine del 2012, quando i ribelli Séléka hanno lanciato una campagna militare contro il presidente François Bozizé, costringendolo alla fuga e sostituendolo con il loro leader Michel Djotodia. Ma il conflitto tra i Séléka e i sostenitori di Bozizé, a cui si sono aggiunte le milizie di autodifesa contro i ribelli musulmani chiamate anti-balaka (anti-machete), formate dalla popolazione cristiana, sono continuate. Gli scontri hanno provocato centinaia di morti e la fuga di centinaia di migliaia di civili. Nel gennaio del 2014, di fronte all’impossibilità di controllare la situazione, Djotodia si è dovuto dimettere ed è stato nominato un governo provvisorio guidato dalla presidente Catherine Samba-Panza.

Per stabilizzare il paese nel dicembre del 2013 la Francia ha inviato un contingente militare e le Nazioni Unite hanno lanciato la missione multinazionale Misca. Nell’aprile del 2014 l’Unione europea ha ufficializzato l’invio di una sua missione e l’Onu ha deciso il dispiegamento di 12mila caschi blu entro settembre. Queste iniziative non sono però bastate a fermare le violenze delle milizie anti-balaka, responsabili di linciaggi e torture ai danni dei civili musulmani. Recentemente le Nazioni Unite hanno denunciato che nel centro e nel sud del paese è in corso una vera e propria pulizia etnica.

Quello del 28 maggio a Bangui è il peggiore attacco compiuto da milizie islamiche nella capitale negli ultimi cinque mesi.