Due suffragette camminano lungo il marciapiede, Londra, 1900. (Heritage images/Agf)

Il voto delle donne che cambiò la storia

08 marzo 2016 13:42

È stato un giornalista del Daily Mail di Londra a inventare la parola “suffragette”. Con questo termine Charles E. Hands si riferiva alle donne che, a partire dagli ultimi anni dell’ottocento, manifestavano e firmavano petizioni per ottenere il diritto di voto. Invece di respingerla, le militanti accettarono con orgoglio quella definizione che per la prima volta le riconosceva come un movimento organico, nazionale e con uno scopo ben preciso. Le donne cominciarono anzi a pronunciare il nuovo nome accentuando le lettere centrali, sufraGETtes, per chiarire che non solo volevano il suffragio femminile ma che erano certe che l’avrebbero ottenuto (dal significato del verbo to get).

Il movimento si sviluppò velocemente nei paesi di cultura anglosassone e in particolare nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda. Nel paese in cui nacque, le azioni del movimento furono più intense e spesso represse con la violenza. Le suffragette britanniche venivano di frequente caricate dalla polizia e messe in carcere, dove inaugurarono una forma di protesta inedita per quegli anni, lo sciopero della fame. Sperimentarono anche vere e proprie forme di guerriglia urbana, come in una notte del 1912, quando infransero le vetrine di molti negozi di Londra con spranghe e piccoli esplosivi.

Solo dopo la prima guerra mondiale raggiunsero il loro obiettivo. Ma si trattava di un risultato parziale perché il diritto di voto sancito dal parlamento britannico nel 1918 era limitato alle mogli dei capifamiglia che avevano superato i trent’anni. Dieci anni dopo, il 2 luglio 1928, il suffragio fu esteso a tutte le donne di almeno 21 anni.

In occasione della giornata internazionale delle donne che si celebra l’8 marzo, il museo Emilio Greco di Sabaudia presenta la mostra Voto e libertà. Il movimento delle suffragette inglesi, curata da Alessandro Luigi Perna. In programma fino al 15 marzo, l’esposizione racconta la parabola storica del movimento femminile britannico tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento attraverso immagini provenienti da vari archivi britannici.

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