Bobby Seale, uno dei fondatori del partito delle Pantere nere durante una manifestazione a Oakland, in California, il 28 luglio 1968. (Stephen Shames, Per gentile concessione della galleria Steven Kasher)

Il potere delle Pantere nere

12 ottobre 2016 17:41

Ammirato, imitato, ma anche criticato e frainteso, il partito delle Pantere nere è stato tra le risposte più influenti contro il razzismo e la disuguaglianza economica nella storia degli Stati Uniti. Fondata nel 1966 da Huey Newton e Bobby Seale, l’organizzazione difendeva i diritti dei neri, delle donne e degli omosessuali, soprattutto dalla violenza della polizia, e organizzava attività e servizi per la comunità, come le mense scolastiche, le visite mediche gratuite e altri programmi di aiuto.

La prima volta che Stephen Shames (1947) fotografò Bobby Seale era il 1967, durante una manifestazione organizzata dalle Pantere nere contro la guerra del Vietnam. Da quel giorno Shames diventò il fotografo “ufficiale” dell’organizzazione e seguì le tappe delle loro campagne per l’uguaglianza sociale ed economica, cogliendo anche momenti meno conosciuti e più spontanei nel dietro le quinte delle attività.

Oltre che al lavoro di Shames, la costruzione dell’immagine dell’organizzazione era affidata alle opere di Emory Douglas, direttore artistico e principale illustratore del giornale The Black Panther, che nel 1970 vendeva 139mila copie alla settimana. “Le immagini di Douglas avevano due funzioni: mostrare le condizioni che facevano capire quanto fosse necessaria una rivoluzione, e costruire la mitologia visiva del potere per le persone che si sentivano emarginate e senza diritti”, hanno spiegato i curatori della mostra Power to the people: the Black panthers in photographs by Stephen Shames and graphics by Emory Douglas, esposta alla galleria Steven Kasher di New York.

Organizzata in occasione del cinquantesimo anniversario della nascita del partito, la mostra, che durerà fino al 29 ottobre 2016, ospita cinquanta immagini in bianco e nero scattate da Shames, molte delle quali inedite, e sessanta copie del settimanale con le copertine illustrate da Douglas.

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