Profughi eritrei attraversano il deserto del Sahara, al confine tra Egitto, Libia e Sudan, maggio 2014. (Giulio Piscitelli, Contrasto)

In viaggio bruciando le frontiere

31 gennaio 2017 17:13

Harraga è il termine usato nel dialetto arabo per indicare i migranti che viaggiano senza documenti, “bruciando le frontiere”. Il termine è stato scelto come titolo per il primo libro di Giulio Piscitelli, fotoreporter italiano che dal 2010 segue le rotte dei migranti che cercano di raggiungere l’Europa.

Il volume, edito da Contrasto, è costruito come un diario di viaggio che raccoglie le immagini, i racconti del fotografo e le testimonianze dei migranti incontrati. La prima tappa è il deserto del Sahara, “il luogo dove i migranti subiscono probabilmente più violenze durante il loro viaggio verso l’Europa: deportazioni nel deserto, arresti arbitrari in carceri stracolme e senza alcun tipo di assistenza, rapimenti a scopo estorsivo o per il traffico di organi”, spiega Piscitelli.

Si prosegue con il viaggio dalla Tunisia a Lampedusa, “l’isola sulla bocca della stragrande maggioranza dei giovani africani che nel 2011 tentavano di scappare dalle cosiddette primavere arabe”. Piscitelli viaggia su un’imbarcazione “di dieci metri di legno invecchiato da anni di mare, sotto il peso di 120 persone circa”.

Le immagini di Piscitelli non raccontano solo i tragitti, ma anche le lunghe attese prima della partenza, in appartamenti gestiti da trafficanti e bande di criminali. Fino all’arrivo dei migranti in Europa, che però spesso non significa la fine del viaggio. “Ho aspettato oltre un anno per ottenere l’accesso al Cie di Bari-Palese. Sono stato dentro 30 minuti in tutto”, racconta il fotografo, che nel corso degli anni è riuscito a fotografare alcuni dei Centri di identificazione ed espulsione in Italia, da Roma a Torino, dove sono trattenuti i migranti al loro arrivo in Italia.

Oltre ai Cie, Piscitelli ha documentato lo sfruttamento dei migranti che lavorano nei campi di pomodori a Castel Volturno “dove vivono gli ultimi, italiani e immigrati, che condividono la stessa sorte di abbandono e marginalizzazione”. E ancora, nel 2015, la tendopoli di Calais, in Francia, dove vivevano almeno settemila persone nella speranza di raggiungere il Regno Unito. E infine le isole greche, Atene e il “limbo dei Balcani,” dove migliaia di persone rimangono bloccate a causa della chiusura delle frontiere tra la Grecia e la Turchia.

Le foto di Piscitelli sono accompagnate dalle mappe del cartografo Philippe Rekacewicz e un’introduzione di Alessandro Leogrande. Il progetto ha vinto la 13ª edizione del premio Amilcare G. Ponchielli, istituito dal Gruppo redattori iconografici nazionale (Grin). Harraga sarà esposto a Forma Meravigli di Milano dal 24 febbraio al 26 marzo 2017.

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