Nella cella di una stazione di polizia vicino a Manaus, il 6 febbraio 2017. (Felipe Dana, Ap/Ansa)

La violenza nelle carceri del Brasile

02 marzo 2017 13:11

L’ondata di violenza registrata all’inizio dell’anno nelle carceri del Brasile ha rivelato la situazione del sistema penitenziario del paese.

Il principale problema è il sovraffollamento. Con 662mila detenuti il Brasile ha la quarta maggiore popolazione carceraria del mondo e ogni mese il numero di detenuti aumenta di tremila unità, ma ha appena 371mila posti disponibili. Il sovraffollamento alimenta la violenza e la divisione in bande, che all’interno degli istituti gestiscono un’amministrazione parallela, organizzata in sistemi gerarchici prestabiliti.

Le uccisioni registrate negli ultimi tempi sono la conseguenza della guerra tra bande rivali. Gli omicidi sono all’ordine del giorno, solo nel 2016 sono morti 372 detenuti per i contrasti tra due delle più potenti organizzazioni criminali brasiliane: Primeiro comando da capital, di São Paulo, e Comando Vermelho, di Rio de Janeiro. L’aumento delle uccisioni è da attribuire alla rottura di una tregua che durava da più di vent’anni, probabilmente inizialmente stabilita per garantire il traffico illegale di armi e droga tra le due metropoli brasiliane.

Il 2017 è cominciato con una ribellione nel carcere di Manaus finita in tragedia, con la morte di 60 prigionieri. Episodio seguito da un altro bagno di sangue nella prigione di Boa Vista dove almeno 33 uomini sono stati uccisi.

Le condizioni di vita insostenibili, la mancanza di cibo, di igiene e di strutture adeguate, fanno delle carceri brasiliane le più sanguinose e pericolose al mondo. Il governo ha annunciato un piano per rinnovare il sistema, ma date le condizioni disastrose dell’economia brasiliana è difficile immaginare che questi provvedimenti saranno messi in pratica nel prossimo futuro.

Le foto sono state scattate dal fotografo Felipe Dana nel febbraio del 2017.

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Claudia Grisanti