Come amava dire lui stesso, il fotografo Weegee era “incantato dal mistero dell’omicidio”. Con i suoi scatti di cronaca nella New York degli anni quaranta, oggi è considerato uno dei maestri della street photography del novecento.

All’età di undici anni Usher Fellig (1899-1968) emigra con la famiglia dall’attuale Ucraina agli Stati Uniti. Arrivati a Ellis island, suo padre decide di cambiargli il nome in Arthur. Tre anni dopo comincia a interessarsi alla fotografia, e continua a imparare da autodidatta lavorando in vari studi. Dal 1935 diventa fotografo freelance e si specializza nella cronaca, in particolare la nera. In questi anni si guadagna lo pseudonimo di Weegee, equivalente fonetico di ouija, un gioco usato per prevedere il futuro: il fotografo ottiene il permesso di installare sulla sua auto una radio collegata alla centrale di polizia. In questo modo spesso arriva sulle scene del crimine prima degli stessi agenti. Le sue foto vengono pubblicate dai quotidiani più popolari dell’epoca: l’Herald-Tribune, il Daily News, il New York Post, il Sun. Alla fine degli anni quaranta si trasferisce a Hollywood dove si dedica soprattutto alla realizzazione di film sperimentali in 16 millimetri su politici e divi dello spettacolo.

Con il suo stile da film noir, reso spietato dall’uso del flash, non racconta solo le rapine, gli omicidi e gli incidenti che si succedono nelle strade della metropoli. Weegee è un reporter della vita notturna, colta anche nei suoi aspetti più gioiosi e scanzonati, come nelle sue foto a Bowery, un quartiere malfamato che riesce a raccontare con leggerezza e senso dell’umorismo.

In questi giorni alla galleria Howard Greenberg di New York è in corso una mostra (aperta fino al 1 aprile) che si concentra sul decennio più prolifico del fotografo, dagli scatti più famosi a stampe rare.

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