Sulla spiaggia di Alang, in India, luglio-agosto 2016. (Tomaso Clavarino)

Dove finiscono le grandi navi

09 gennaio 2018 17:43

Secondo un rapporto del 2016 della ong Shipbreaking platform, ogni anno circa mille navi raggiungono la fine del loro ciclo di vita e vengono smantellate per recuperare l’acciaio e altri materiali. In media un’imbarcazione commerciale – tra cui quelle da carico, le petroliere e le navi da crociera – dura trent’anni prima di essere rottamata.

“La demolizione navale deve avvenire rispettando l’ambiente marino, assicurando un corretto smaltimento dei rifiuti tossici, e garantendo sicurezza e salute per i lavoratori. Eppure solo poche navi vengono smembrate in modo sicuro e sostenibile”, spiega il rapporto di Shipbreaking platform. Più del settanta per cento delle navi arrivate a fine servizio attualmente arriva in Asia meridionale per la rottamazione. Le navi vengono arenate sulle spiagge dell’India, del Bangladesh e del Pakistan, dove sono fatte a pezzi manualmente da lavoratori, per lo più migranti.

Il fotografo e giornalista Tomaso Clavarino e il graphic designer Isacco Chiaf tra luglio e agosto del 2016 hanno viaggiato tra le spiagge di Chittagong, in Bangladesh e di Alang, in India, alla ricerca dei siti più interessati dallo smantellamento delle navi, documentando le attività di demolizione che hanno conseguenze devastanti sull’ambiente e sulla salute delle persone.

Le foto prodotte in questo lavoro sono esposte fino al’11 gennaio negli spazi di Red, a Roma. La mostra è stata realizzata grazie al supporto della ong Shipbreaking platform, Legambiente e Castalia. Il progetto fotografico esposto a Roma è l’estratto di un lavoro più ampio realizzato dal collettivo Latitude Visual e pubblicato sotto forma di webdoc.

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