Ntozabantu II, Parktown, 2016. (Zanele Muholi, Per gentile concessione di Stevenson, Yancey Richardson e galleria del Cembalo)

La battaglia di Zanele Muholi

13 febbraio 2019 16:30

Zanele Muholi si definisce un’attivista visiva, con un obiettivo preciso, “riscrivere una storia visiva del Sudafrica dal punto di vista della comunità nera, lesbica e trans, affinché il mondo conosca la nostra resistenza ed esistenza in un periodo in cui i crimini generati dall’odio sono all’apice”.

Nata nel 1972 a Umlazi, vicino a Durban, Muholi ha cominciato il suo impegno prima come attivista lgbt e solo in seguito è arrivata alla fotografia, continuando sempre la sua esplorazione dei generi e della sessualità. Nobody can love you more than you è una selezione di una ventina di opere esposte alla galleria del Cembalo di Roma fino al 6 aprile.

La sua ricerca parte da una rappresentazione di sé con cui interpreta personaggi e archetipi, utilizzando costumi, parrucche e oggetti comuni. Ogni ritratto è potente nella luce che riesce a emanare e nell’intensità di uno sguardo da cui è difficile sottrarsi, ma per Muholi non si tratta di bellezza. “Troppo spesso siamo insultati, derisi e ci ritroviamo in spazi dove non possiamo essere veramente noi stessi” ha dichiarato recentemente in un’intervista. “Ma siamo qui, con le nostre voci, le nostre vite, e non possiamo fare affidamento agli altri per sentirci rappresentati in maniera adeguata”. I ritratti di Muholi sono quindi un’affermazione di sé e di tutte le vittime di discriminazione, a cui rivolge il suo messaggio: “Tu sei importante. Nessuno ha il diritto di danneggiarti per la tua razza, per il modo in cui esprimi il tuo genere, o per la tua sessualità, perché prima di tutto tu sei”.

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