02 dicembre 2021 14:46

“Fai quello che ti pare. Basta che vengano bene”, dice Andy Warhol a David LaChapelle quando, nei primi anni ottanta, lo assume come fotografo di Interview, rivista specializzata in interviste a celebrità, artisti e intellettuali. LaChapelle nasce nel 1963 ad Hartford e cresce tra il Connecticut e il North Carolina. Quando Warhol diventa il suo mentore, LaChapelle non ha neanche vent’anni, lavora allo Studio 54 e cerca di farsi strada nel mondo della fotografia.

Warhol lo mette senz’altro nella direzione giusta. Nella tradizione della staged photography, i ritratti LaChapelle sono dei set cinematografici a tutti gli effetti dove i soggetti diventano protagonisti di un immaginario barocco e iperrealista che gioca con i tabù e le ossessioni della società occidentale. Tra il 1985 e il 2005 disegna una patinata iperbole di eccessi visivi che conquista l’editoria, la pubblicità e le gallerie ma a un certo punto decide di rallentare. “Correvo perché ero sicuro che la mia fine sarebbe arrivata presto ma poi ho capito che non sarei morto di aids” racconta nel 2017 a Gup Magazine, in occasione dell’uscita dei volumi Lost+found part I e Good news part II.

Nel nuovo millennio LaChapelle lascia Los Angeles per le foreste delle Hawaii e, sempre con il suo stile, si confronta soprattutto con la spiritualità e le ansie della nostra epoca. In Deluge (2007) immagina un diluvio biblico a Las Vegas, in Rape of Africa (2009) Naomi Campbell diventa una venere nelle miniere d’oro africane e nelle nature morte di Gas (2012) e Land SCAPE (2013) costruisce raffinerie e stazioni di servizio con dei found objects, materiali di uso comune.

Le tappe decisive della carriera di LaChapelle saranno al centro di una nuova mostra, allestita nella Cappella palatina del Maschio Angioino, a Napoli, e curata da Vittoria Mainoldi e Mario Martin Pareja. Saranno esposte quaranta opere, tra cui alcune inedite, come dei negativi dipinti a mano realizzati negli anni ottanta quando, sullo sfondo della diffusione dell’aids, l’artista riflette su concetti più metafisici. I negativi faranno parte di un’installazione site specific che dialogherà con le sue immagini più famose. La mostra sarà aperta dall’8 dicembre al 6 marzo.