Nei 53 anni trascorsi dalla guerra dei sei giorni del 1967 tutti i governi israeliani hanno rinunciato a imporre la propria sovranità sui territori conquistati durante il conflitto, fatta eccezione per le aree annesse a Gerusalemme e le alture del Golan. C’è un motivo. Finora questa politica ha permesso a Israele di sostenere che il suo controllo sulla Cisgiordania (e sulla Striscia di Gaza) è solo una situazione temporanea, e che qualsiasi decisione in merito alla sovranità sui territori sarà presa attraverso un dialogo tra le parti. Questa “situazione temporanea” non ha impedito ai governi israeliani di stabilire dei fatti compiuti, attraverso la costruzione di insediamenti, gli ordini militari e la forza delle armi.
L’annessione di territori in Cisgiordania cancellerebbe definitivamente ogni pretesa di temporaneità, eliminando qualsiasi possibilità di raggiungere un accordo applicabile e duraturo per mettere fine al conflitto israelo-palestinese. Dato che la sovranità spetterà solo agli israeliani, i palestinesi saranno permanentemente subordinati ai capricci di un governo straniero. La legge sulla proprietà degli assenti che vige in Israele permetterà allo stato di fare ciò che vuole con le case e i terreni di decine di migliaia di palestinesi che vivono fuori dalle aree annesse. L’espropriazione di queste terre, a cominciare dalla valle del Giordano, comprometterebbe la possibilità di creare uno stato palestinese con una continuità territoriale, trasformandolo invece in una serie di enclave senza le risorse necessarie a sostenere la crescita della popolazione e il ritorno dei profughi.
La prospettiva dell’annessione ha già incrinato il coordinamento con l’Autorità palestinese, che ha minacciato di sciogliersi e ritirarsi dagli accordi di Oslo. Alcuni funzionari della difesa avrebbero fatto presente che l’annessione potrebbe provocare un’opposizione violenta e favorire l’affermazione di Hamas e di altri gruppi terroristi. La mappa contenuta nell’“accordo del secolo” proposto dal presidente statunitense Donald Trump presenta un’infinità di zone di potenziale attrito tra vicini. Alcuni paesi europei hanno minacciato di imporre sanzioni contro Israele. Il re di Giordania e i leader di altri stati arabi hanno avvertito che un’annessione unilaterale avrebbe ripercussioni sulla stabilità regionale.
L’annessione non ha niente a che fare con gli interessi vitali di Israele. Un governo responsabile dovrebbe eliminarla dal suo programma, il prima possibile. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1362 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati