Germania, Francia, Paesi Bassi e Italia hanno firmato un accordo con l’azienda farmaceutica AstraZeneca per garantire all’Unione europea fino a quattrocento milioni di dosi del vaccino contro il covid-19 sviluppato dal consorzio
anglo-svedese con la collaborazione dell’università di Oxford. La AstraZeneca ha stipulato accordi simili con Stati Uniti, Regno Unito e alcuni enti privati. I governi firmatari si impegnano a versare grosse somme all’azienda farmaceutica, che le userà per migliorare la capacità di produzione. In cambio ottengono la priorità nell’acquisto del vaccino.
La vicenda si contrappone in modo evidente alle richieste di diversi governi, del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e dell’Organizzazione mondiale della sanità, che invitano a unire gli sforzi per creare un vaccino accessibile a tutti e distribuirlo in modo solidale. Il 24 aprile l’Oms aveva proposto un’alleanza per sviluppare e condividere gli strumenti sanitari nella lotta contro il virus. Il presidente francese Emmanuel Macron l’aveva sottoscritta. Ma alla fine i paesi europei, il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno deciso di non seguire questa linea, basata non solo sull’etica ma anche sul buon senso, data la necessità di affrontare la pandemia con una collaborazione globale. Così facendo hanno introdotto una nuova divisione tra ricchi e poveri. Se la ricerca della AstraZeneca avrà successo, il vaccino arriverà prima non nei luoghi in cui è più necessario, ma ai paesi che hanno pagato in anticipo.
Le somme enormi investite da questi paesi non garantiscono che il vaccino della AstraZeneca sarà pronto prima di quelli in fase di sviluppo in Cina, in Russia e altrove. È possibile che l’azienda perda la corsa, e che il denaro pubblico vada sprecato. Ma comunque vada a finire, i governi occidentali hanno dato prova di razzismo, classismo ed egoismo, caratteristiche tanto più grottesche e inopportune in un momento in cui tutto il mondo si sta mobilitando contro la discriminazione. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1363 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati