Per proteggere meglio la natura bisognerebbe prendere in considerazione anche gli studi scientifici pubblicati in lingue diverse dall’inglese. Molte ricerche sulla biodiversità in spagnolo, portoghese, francese, russo, cinese o altre lingue tendono a essere trascurate, anche perché a volte considerate di cattiva qualità, residuali o comunque destinate a scomparire. Ma non è sempre così: gli studi in altre lingue, per esempio, ampliano le conoscenze relative al 23 per cento delle specie minacciate di uccelli. Molte pubblicazioni sulla flora e la fauna dell’America Latina sono in spagnolo o portoghese, e la loro qualità è paragonabile a quella degli studi in inglese. Inoltre, anche se è vero che alcune ricerche sono di qualità inferiore, spesso sono le uniche disponibili per alcune regioni, come l’Africa tropicale o il sudest asiatico. E ancora, a partire dal 2000 sono aumentati gli studi in francese, tedesco, giapponese, portoghese, russo e cinese. In conclusione, si può ancora applicare alla scienza quanto detto dal filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein nel 1922: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1432 di Internazionale, a pagina 105. Compra questo numero | Abbonati