Le elezioni del 13 marzo in Colombia hanno aperto la strada alle presidenziali (il primo turno si terrà il 29 maggio). Ora lo scenario è dominato dal progressista Gustavo Petro, che ha stravinto le primarie della sua coalizione e ha ottenuto il miglior risultato di sempre per la sinistra colombiana alle legislative. Il successo di Petro è accompagnato dal crollo del centro e dal rafforzamento della destra moderata.

Le primarie della coalizione di sinistra Patto storico hanno registrato un’affluenza record di quattro milioni di votanti, anche grazie alla presenza della leader ambientalista Francia Márquez. L’alleanza Centro speranza invece è stata indebolita dai contrasti interni: il vincitore delle primarie Sergio Fajardo e i suoi due principali sfidanti hanno preso insieme meno della metà dei voti di Petro. La principale alternativa possibile alla sinistra è stata fortemente ridimensionata, e se non si riorganizzerà l’unico dubbio sarà su quale candidato finirà per sostenere. Sul fronte opposto l’ex sindaco di Medellín Federico Gutiérrez ha ottenuto una clamorosa vittoria nella coalizione di destra, che gli dà le credenziali per costruire un’ampia piattaforma.

Si profila chiaramente una sfida tra Petro e un vasto fronte unito contro di lui. Le analogie con le elezioni del 2018 sono ancora più forti. Oggi Petro dispone di una forza molto maggiore in parlamento, e la paura per un suo possibile trionfo non è più così grande. Ma la polarizzazione potrebbe tornare ad avvelenare la vita politica della Colombia, distruggendo lo spazio per il dibattito e rischiando di approfondire le ferite del paese. ◆ ff

Questo articolo è uscito sul numero 1452 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati