Il 25 aprile un tribunale del Texas ha sospeso l’esecuzione della pena di morte di Melissa Lucio, una donna condannata nel 2008 per aver ucciso sua figlia. L’esecuzione era prevista il 27 aprile, ma negli ultimi anni sono emerse prove che sollevano forti dubbi sulla colpevolezza della donna. Pochi giorni prima della sospensione cinque dei dodici giurati del processo a Lucio hanno chiesto che l’esecuzione fosse sospesa e fosse aperto un nuovo procedimento. La stessa richiesta era arrivata anche da molti politici, democratici e repubblicani. “I giudici che hanno fermato l’esecuzione sostengono che gli avvocati della donna hanno sollevato questioni – nuove prove, la possibilità di usare nuove tecnologie, violazioni commesse dalla procura – che meritano di essere esaminate da un tribunale”, spiega l’Associated Press. Un altro tribunale dovrà valutare questi elementi. Lucio spera in un nuovo processo. Nel 2008 i giurati ritennero la donna colpevole soprattutto sulla base della sua confessione. Ma con il passare del tempo quella ammissione è stata messa in discussione perché ottenuta con il cosiddetto metodo Reid, una tecnica d’interrogatorio intimidatoria che negli ultimi decenni ha causato molte condanne ingiuste.

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Questo articolo è uscito sul numero 1458 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati