Negli ultimi giorni le principali borse mondiali hanno registrato perdite consistenti. Il 9 maggio l’indice Nikkei di Tokyo è sceso del 2,5 per cento, mentre la borsa di Londra ha chiuso con perdite superiori al 2 per cento. Negli Stati Uniti, inoltre, l’indice Dow Jones ha perso quasi il 2 per cento, mentre il Nasdaq, l’indice che raggruppa le grandi aziende tecnologiche (tra le più colpite dai ribassi) è sceso del 4,3 per cento. Dietro questi scossoni, scrive l’Economist, c’è la decisione della Federal reserve (Fed, la banca centrale degli Stati Uniti) e di altre banche centrali, come quelle dell’Australia e del Regno Unito, di aumentare il costo del denaro nel tentativo di frenare l’inflazione. Gli investitori stanno spostando i loro capitali per adeguarsi alla nuova condizione, che prevede dopo diversi anni la fine del credito facile. Come prima cosa, continua il settimanale, hanno cercato rifugio nelle monete più forti, in particolare nel dollaro statunitense, che non a caso nell’ultimo anno si è già rivalutato del 7 per cento. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1460 di Internazionale, a pagina 116. Compra questo numero | Abbonati