“Sono il solo responsabile di questo attacco”. Secondo le autorità è questo che il sospetto autore della strage di Buffalo ha scritto in un delirio di 180 pagine prima di assaltare un supermercato in un quartiere prevalentemente abitato da neri, uccidendo dieci persone e ferendone tre. Il giovane bianco accusato del massacro può anche essere quello che ha premuto il grilletto, ma le sue azioni non possono essere separate da due aspetti sempre più preoccupanti della vita negli Stati Uniti: la diffusione delle teorie del complotto basate sul suprematismo bianco e l’accesso senza limiti alle armi, che esiste solo in questo paese.

Il fatto che Payton Gendron, 18 anni, abbia potuto procurarsi un fucile d’assalto e un fucile a pompa, anche se era stato sottoposto a una valutazione psichiatrica per aver minacciato la sua scuola, evidenzia tutta l’assurdità delle leggi sulle armi da fuoco e l’inadeguatezza dei servizi per la salute mentale negli Stati Uniti. Uno studio appena pubblicato dal Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie mostra che nel 2020 il tasso di decessi legati alle sparatorie nel paese ha toccato i livelli più alti di sempre e che gli omicidi con armi da fuoco sono aumentati del 35 per cento. Eppure il congresso rifiuta di approvare misure come i controlli sul passato degli acquirenti, la messa al bando dei fucili d’assalto o l’obbligo di conservare al sicuro le armi da fuoco, che sono sostenute dalla maggioranza degli statunitensi.

Il Partito repubblicano, contrario a ogni tipo di controllo sulle armi, ha anche contribuito ad alimentare l’ideologia che ha spinto un diciottenne a percorrere più di trecento chilometri per uccidere dei neri. Le idee razziste contenute nel suo rabbioso manifesto non sono nuove né esclusive degli Stati Uniti. Ma ciò che un tempo era relegato ai margini ora ha ricevuto credito, grazie alla tolleranza del partito nei confronti dei nazionalisti bianchi che fanno parte della sua base.

“I vertici del Partito repubblicano hanno favorito il nazionalismo bianco, il suprematismo bianco e l’antisemitismo. Come c’insegna la storia, quello che comincia a parole finisce in qualcosa di molto peggio”, ha scritto su Twitter la deputata repubblicana Liz Cheney. E questa non sarà l’ultima volta che succede. ◆ gac

Questo articolo è uscito sul numero 1461 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati