All’inizio di maggio il sacerdote estremista indù Yati Narsinghanand ha esortato gli induisti a fare più figli, “altrimenti saranno rimpiazzati dai musulmani entro il 2029”. Il religioso ha poi aggiunto che entro quell’anno l’India potrebbe avere un primo ministro musulmano e governatori musulmani nei singoli stati. Poco dopo il ministero della salute ha pubblicato i dati sulle famiglie, secondo cui negli ultimi vent’anni il tasso di fecondità (il numero medio di figli per donna) delle musulmane è calato drasticamente, molto più di quello delle donne di altri gruppi religiosi, incluse le indù, scrive The Diplomat. “Il tasso di fecondità non dipende dalla religione, ma da fattori come il livello d’istruzione femminile, il reddito e l’accesso ai servizi sanitari”, commenta S.Y. Quraishi, autore di un libro sulla falsa idea della sostituzione demografica alimentata dagli estremisti indù. “Poiché i servizi di pianificazione familiare non raggiungono le comunità musulmane, spesso ghettizzate, queste hanno un numero di figli più alto, che contribuisce alla loro arretratezza economica”. Ma negli stati con una grande presenza di musulmani il tasso di fecondità è più basso della media nazionale. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1463 di Internazionale, a pagina 31. Compra questo numero | Abbonati