Il cinismo commerciale dietro Lightyear non si può mettere in discussione. E in un mondo senza covid-19, questa avventura spaziale ad alto budget sarebbe stata un incasso sicuro dopo una sfilza di fantasie Pixar originali, inclusive e più “rischiose”, come Onward, Soul, Luca e Red. Ma il covid c’è stato e la Pixar si è trasformata in una carota per attirare il pubblico su Disney+. Inoltre, per un’azienda che usa la diversità come strumento di marketing e scudo contro le critiche, che il primo film a tornare in sala sia l’avventura di un maschio bianco non è un bel biglietto da visita. Al di là di tutte queste considerazioni culturali e commerciali, il film in sé è buono, abbastanza da soddisfare chi è già un appassionato, ma non abbastanza clamoroso per convincere gli indecisi. In un trionfo d’immagini realistiche e dettagliate, Buzz Lightyear cerca una via d’uscita da un pianeta ostile attivando una serie di paradossi spaziotemporali. Verso la fine si permette anche di giocare con le sue stesse motivazioni commerciali, usandole non come una scusa o una stampella, ma come una sfida.
Scott Mendelson, Forbes

Questo articolo è uscito sul numero 1465 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati