Alla fine degli anni novanta, Werner Herzog, a Tokyo per dirigere un allestimento della celebre opera teatrale Chūshingura, rifiutò un invito dell’imperatore per un’udienza privata perché, sostenne, non avrebbe saputo cosa dire al sovrano. Invece fece di tutto per incontrare Hiroo Onoda, l’ufficiale giapponese che verso la fine della seconda guerra mondiale fu distaccato nell’isola filippina di Lubang e rimase lì, nascosto nella giungla, rifiutandosi ostinatamente di credere che la guerra fosse finita fino al 1974. Herzog, il cui fascino per la giungla è certificato da opere come Aguirre, furore di dio o Fitzcarraldo, ha incontrato più volte Onoda: “Avendo lavorato in condizioni difficili nella giungla, potevo fargli domande che nessun altro gli aveva fatto”. Nel libro The twilight world distilla le loro conversazioni in un potente, vaporoso sogno febbrile. Una meditazione sulla verità, la menzogna, l’illusione e il tempo che fluttua come una foschia attraverso il vivido racconto della guerra di Onoda, ricostruita dal regista tedesco.
The New York Times

Questo articolo è uscito sul numero 1467 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati