Anche nei suoi momenti più leggeri, nel film di Joachim Trier si percepisce una pesantezza profonda che racconta la storia di una famiglia tormentata dal passato. I personaggi principali sono un padre e una figlia – Stellan Skarsgård e Renate Reinsve splendidamente affiatati – così lontani che si sopportano a malapena. Gustav è un regista i cui giorni di gloria sembrano ormai lontani, mentre Nora è un’attrice di successo. Sono due persone difficili, egocentriche e carismatiche, del tipo di cui è facile innamorarsi e da cui è difficile staccarsi. E quindi Sentimental value è anche un film sull’amore: il loro e il nostro. Gustav e Nora si ritrovano durante una cerimonia per la morte della ex moglie del primo e madre della seconda, nella loro vecchia casa, grande, bellissima, piena di luce. Perché l’arte è uno dei prismi attraverso cui si scoprono i personaggi. L’altro è la casa. Gustav propone a Nora di recitare nel suo primo film da anni, vagamente autobiografico, che vuole girare proprio nella casa. Quando al rifiuto di Nora, Gustav ripiega su un’attrice americana (Elle Fanning) e si ritroveranno tutti nella casa, la struttura narrativa del film emerge con chiarezza. La leggerezza di tocco del regista è in netto contrasto con la pesantezza emotiva del film, che ha anche sprazzi da commedia, ma rimane profondamente intriso di malinconia. Trier stupisce con le sue abilità, ma sono le emozioni a trascendere su tutto.
Manohla Dargis, The New York Times
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Questo articolo è uscito sul numero 1649 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati