“Fu grazie alla settimanale visita al cinema che si imparava (o si cercava di imparare) a camminare, fumare, baciare, lottare, soffrire”, scriveva Susan Sontag trent’anni fa in Fine del mito, un saggio per celebrare i cento anni del cinema. Per Sontag, “l’avvio […] di un ignominioso, irreversibile declino” della più grande arte del novecento era stato determinato dall’avvento della tv. Oggi quel ruolo è ricoperto dalle piattaforme di streaming. Mentre Netflix cerca di acquisire la Warner Bros, il settore paga ancora le conseguenze della pandemia e dello sciopero degli autori e degli attori di Hollywood del 2023.
Leonardo DiCaprio, il cui film Una battaglia dopo l’altra ha tredici nomination agli Oscar ma non è andato in pareggio al botteghino, si è chiesto se ci sia ancora “appetito” per i film. Secondo Matt Damon è in corso un processo di istupidimento delle pellicole per andare incontro alle abitudini di chi le guarda, mentre la regista Mary Sweeney ha detto che l’ex marito David Lynch oggi faticherebbe a lavorare con gli studios a causa della “dissipazione della nostra concentrazione e del modo in cui il digitale invade le nostre vite”. Clare Binns, direttrice creativa del circuito Picturehouse Cinemas, si è scagliata contro la tendenza a fare film sempre più lunghi, che vanno contro il pubblico e i profitti, dato che le sale devono limitarsi a una sola proiezione a sera. Un terzo dei cinema indipendenti nel Regno Unito rischia la chiusura.
Ma le notizie non sono tutte sconfortanti. Secondo uno studio del British council, per la generazione Z i film e la tv influenzano la cultura britannica quasi il doppio di quanto facciano i creatori digitali. Nel 2025 negli Stati Uniti la presenza in sala dei giovani è aumentata del 25 per cento. I cinema sono molto più che luoghi dove si va a vedere un film, e guardare Netflix sul divano di casa non avrà mai lo stesso romanticismo. “Se al cinema si potrà ridar vita, sarà soltanto attraverso la nascita d’un nuovo genere di cine-amore”, scriveva Sontag. Aveva ragione: oggi una nuova generazione di cinefili potrebbe salvarlo. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1650 di Internazionale, a pagina 19. Compra questo numero | Abbonati