Dopo essere diventata l’artista electropop più interessante e innovativa con Brat un paio di estati fa, Charli XCX è partita da un vecchio disco, True romance, per accompagnare il nuovo film di Emerald Fennell. Lei stessa definisce questa colonna sonora “la sorella” di quel lavoro datato 2013. Ad accomunarli, oltre al paesaggio sonoro, è il tema di una passione travolgente, alimentata da un amore edonistico. I testi sono diretti ed efficaci come nel suo album più famoso e s’inseriscono bene nella fissazione esagerata di Fennell per l’agonia, tanto che ascolterete senza ironia ogni singola canzone in frammenti, con o senza la voce, per tutto il film. Tuttavia dopo l’intrigante premessa, sia la pellicola sia la musica soffrono di una stagnazione tematica. La seconda metà del disco diventa ridondante e monodimensionale; manca di complessità, come il film. Nulla è incisivo come House, con John Cale, e altrove a tratti l’album rasenta la convenzionalità. Possiamo considerarlo un lavoro di transizione per la cantante britannica, che lascia intuire una ricerca verso un suono più deciso e organico.
Tanatat Khuttapan, The Line of Best Fit
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Questo articolo è uscito sul numero 1653 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati