La chiusura dello stretto di Hormuz ha scosso i mercati energetici. I consumatori chiedono a gran voce alternative ai combustibili fossili, ormai inaffidabili. Eppure viviamo in un mondo con un’eccedenza di pannelli solari.

Dopo un aumento degli investimenti a partire dal 2020, in Cina le aziende hanno raggiunto una capacità produttiva impressionante: fino a 1.000 gigawatt di pannelli all’anno. Il mercato globale non è in grado di assorbire tutta questa offerta. Più di quaranta imprese cinesi di pannelli solari sono fallite, sono state acquisite o sono state ritirate dalla quotazione in borsa. Un terzo dei dipendenti delle cinque principali aziende sopravvissute è stato licenziato. L’energia pulita, su una scala che all’epoca dell’accordo di Parigi sul clima del 2015 sarebbe sembrata utopia, oggi è a portata di mano. Il prezzo dei pannelli solari è ai minimi storici. Eppure le fabbriche rallentano o restano ferme.

L’energia pulita oggi è a portata di mano. Il prezzo dei pannelli solari è ai minimi storici. Eppure le fabbriche cinesi che li producono rallentano o restano ferme

Abbiamo una serie di argomenti ben collaudati per ridimensionare la portata di questa situazione tanto sorprendente.

È un problema tecnico: il solare introduce troppa intermittenza nella produzione energetica. Le tecnologie di accumulo tramite batterie stanno ancora cercando di tenere il passo.

È un problema di economia politica: l’enorme parco di centrali a carbone cinesi soffoca la domanda di energia solare ed eolica.

“È il capitalismo, no?”. Già negli anni cinquanta dell’ottocento Karl Marx sosteneva che enormi guadagni di produttività sarebbero andati di pari passo con sprechi insensati. I “rapporti di produzione” – geo­politica, sicurezza nazionale, protezionismo – ostacolano l’avanzata dell’economia verde. Chi l’avrebbe detto.

È colpa della Cina. Una ricerca dell’Ocse mostra che il solare è il settore più sovvenzionato al mondo. Dopo che nel settembre 2020 il presidente Xi Jinping ha annunciato il suo impegno per la decarbonizzazione, la sovrapproduzione e la competizione esasperata erano inevitabili. Nei settori delle materie prime, la corsa a conquistare quote di mercato attraverso l’espansione della capacità produttiva e le guerre dei prezzi è al tempo stesso distruttiva e normale. E quando Pechino ha cominciato a ridurre gli incentivi era inevitabile che ci fossero conseguenze. Se la Cina non riesce ad assorbire la sua produzione in eccesso, figuriamoci il resto del mondo.

A questo punto probabilmente interverranno quelli degli “squilibri globali”: se Pechino avesse aumentato i consumi interni e le importazioni, il solare non soffrirebbe di una sovracapacità così marcata. Secondo questa lettura il modello di Pechino basato sugli investimenti e orientato alle esportazioni è il peggior nemico di se stesso.

In generale, sono tutte argomentazioni fondate. Se stessimo parlando di acciaio, sarei d’accordo. Ma da quando i pannelli solari sono una merce come un’altra? Sono un miracolo tecnologico. Ci permettono di diventare coltivatori dell’energia solare. Insieme alle batterie, che stanno a loro volta avvicinandosi a una situazione di eccesso di offerta, sono la chiave per un futuro sostenibile.

La sorpresa emersa dai dati dell’Ocse è che alla Cina sono bastati meno di 18 miliardi di dollari di sostegno pubblico in quindici anni per costruire un’industria in grado di fornire più energia pulita di quanto il mondo riesca ad assorbirne. Se l’occidente avesse fatto una cosa simile, ci staremmo congratulando con noi stessi.

Dal punto di vista della politica climatica siamo di fronte a un fallimento. Come possiamo permettere che il settore dell’energia solare entri in recessione proprio mentre quello delle rinnovabili sta raggiungendo la sua velocità di fuga?

Non c’è motivo, però, di farsi prendere dal panico. Il solare non è appena nato. Le aziende cinesi del settore, a differenza delle loro controparti europee una quindicina di anni fa, non rischiano di scomparire.

La domanda cinese di rinnovabili tornerà a crescere. Considerata l’occasione storica di avere energia pulita a basso costo, sta prendendo forma qualche politica lungimirante. La più significativa è forse il programma Mission 300, con cui la Banca mondiale e la Banca africana di sviluppo sperano di fornire energia pulita a 300 milioni di persone in Africa. A Shanghai, intanto, un consorzio che riunisce i principali operatori del settore del solare ha avviato un progetto per installare centinaia di gigawatt di energia nello spazio per alimentare data center orbitali.

La rivoluzione delle tecnologie pulite trionferà. Pannelli solari e batterie a prezzi stracciati sono le sue truppe d’assalto. Il 2026, però, sarà ricordato come l’anno in cui il mondo si è trovato con più pannelli solari di quanti ne servissero e ha reagito con una scrollata di spalle. ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 44. Compra questo numero | Abbonati