Fu un articolo sull’amore a spingere qualcuno a scrivere “porco” con la bomboletta spray sulla porta del garage di Hans van der Geest. Era il 1982, in Svizzera si parlava di una riforma del codice penale in materia di reati sessuali che metteva sullo stesso piano eterosessualità e omosessualità: in entrambi i casi l’età minima per il consenso sarebbe diventata sedici anni. Fino ad allora per le persone dello stesso sesso era di vent’anni.

L’unione cristiana dei ragazzi e delle ragazze, la Cevi, considerava i rapporti tra persone dello stesso sesso una cosa da malati e attaccò la riforma in un commento sul quotidiano religioso Kirchenbote. Il direttore del giornale, però, fu coraggioso e scelse di affrontare il tema. Cercava una voce disposta a difendere il progetto di legge. Nessuno, in una redazione di sette persone, voleva esporsi. Fino a quando si propose il collaboratore Hans van der Geest, all’epoca pastore protestante che lavorava alla fondazione Neumünster diakoniewerk di Zurigo.

Il 16 maggio 1982 fu pubblicato l’articolo, intitolato “L’amore con il corpo e con l’anima”, in cui Van der Geest approfondiva gli “aspetti biblici dell’amore tra persone dello stesso sesso”, come si leggeva nel sommario. Aveva una posizione particolare: “Non si può giudicare una relazione sessuale dalla sua forma, omosessuale o eterosessuale, ma dal suo contenuto interiore. Quando le persone si rispettano e si sostengono a vicenda, nessuna espressione amorosa può essere negativa. Non è ‘meglio’ amare il sesso opposto (o il proprio)”. Van der Geest citava i passi della Bibbia su cui si basava il suo ragionamento. Per esempio i versi in cui re Davide si rivolge al suo amico Gionata: “Tu mi eri molto caro, e l’amore tuo per me era più meraviglioso dell’amore delle donne” (2 Samuele 1, 26).

Non era la prima volta che Van der Geest interveniva su quel tema. Alla fine del 1978 aveva tenuto un discorso che aveva fatto scalpore al centro di formazione di Boldern, sopra il lago di Zurigo. Il tema era omosessualità e morale cristiana. La conferenza era stata preceduta da un incontro con gli organizzatori e in quell’occasione il pastore aveva sostenuto che gay e lesbiche non dovessero esporsi troppo in pubblico per evitare inutili manifestazioni d’odio. L’esponente di un’organizzazione per i diritti omosessuali aveva definito la sua tesi “una sottile forma di oppressione”: in quel modo, aveva spiegato, le persone omosessuali sarebbero state abbandonate e private di modelli.

Possibilità rispettabile

Van der Geest aveva capito subito che quell’attivista aveva ragione e si era vergognato della sua posizione: “Affrontare quell’uomo è stata la mia conversione”, dice. Su quell’argomento doveva andare fino in fondo: “Provavo un profondo desiderio di testimoniare pubblicamente quello che succedeva nella mia vita personale”. Sì, perché Hans van der Geest, allora sulla quarantina, padre di tre figli e divorziato dopo quasi vent’anni di matrimonio, aveva anche relazioni con uomini. Ma all’epoca la bisessualità era un enorme tabù, quindi non voleva fare coming out. Il divorzio aveva già danneggiato la sua reputazione e gli era costato il rapporto con alcuni amici e colleghi.

A Boldern aveva chiesto però di “considerare l’omosessualità come una possibilità rispettabile e non come una miseria da tollerare”. Ma anche questa dichiarazione moderata aveva scatenato dure critiche. Un professore di filosofia del politecnico di Zurigo, per esempio, lo aveva accusato di essere preda della “confusione mentale”. Un commentatore del quotidiano conservatore Badener Tagblatt aveva chiesto sarcastico: “Allora perché non fare sesso con gli animali?”. Ma all’epoca le reazioni si erano fermate. Oggi Van der Geest sorride quando parla di quei giorni. Ha quasi novant’anni, è un vecchio molto curato e ancora saldo sulle gambe, ma è difficile parlare con lui perché sta perdendo l’udito e trova gli apparecchi acustici “fastidiosi”. Nel suo luminoso appartamento vicino alla Kreuzplatz di Zurigo mi serve un ottimo caffè mentre si stappa una bottiglia di Sanbittèr. C’è una Bibbia davanti a lui, ma la sua attenzione è tutta per l’interlocutore. È sempre vigile nel corso della nostra conversazione, che dura ore, e ricorda con precisione la vicenda che lo costrinse a cambiare vita dopo la pubblicazione dell’articolo sul Kirchenboten.

Cercava di non farle del male. Ma si rese conto che non voleva rinunciare agli uomini

Oggi lui stesso non condivide del tutto quel pezzo. Il suo datore di lavoro, la fondazione Neumünster diakoniewerk di Zollikerberg, reagì con irritazione alle numerose lettere e telefonate dei lettori che chiedevano il licenziamento di Van der Geest. I circoli conservatori erano indignati: aveva forzato la lettura della Bibbia per legittimare l’omosessualità. Lui non perse la calma e si difese spiegando di essere un “teologo conservatore e un devoto cristiano con idee molto liberali”. Nessuna di quelle spiegazioni gli tornò utile, però, quando il suo superiore lo portò davanti al consiglio direttivo della fondazione: era venuto fuori che Van der Geest aveva avuto rapporti sessuali con uomini e, peggio ancora, con chi partecipava ai suoi corsi pastorali. Lui negò sempre di aver fatto sesso con degli studenti, ma il suo destino era segnato: fu licenziato. Nella sua biografia, un opuscolo che il figlio maggiore Edwin ha scritto per la famiglia, si legge: “Dopo nove anni il lavoro alla Neumünster era finito. Il 12 dicembre 1982 Hans tenne il sermone d’addio”.

Ma presto si aprì una nuova porta. Il presidente del consiglio episcopale, il pastore Ernst Meili, era sempre stato dalla sua parte e pensava che le preferenze sessuali fossero una questione privata. Lo aiutò a trovare un lavoro nella chiesa regionale di Zurigo e si assicurò che potesse continuare i suoi corsi pastorali al centro di formazione di Boldern. In quanto padre di tre figli in età scolare, il fatto di avere uno stipendio sicuro tranquillizzò Van der Geest. Ma gli mancava il ruolo di pastore, in particolare le prediche davanti ai banchi della chiesa che all’epoca erano ancora pieni.

Il fatto che dopo la sua espulsione i giornali gli avessero affibbiato il nomignolo di “pastore svizzero del sesso” non gli dispiacque troppo. Al contrario: proprio per questo motivo si confidavano con lui persone che avevano problemi con la loro sessualità. Si aprì una nuova fase della sua vita.

Nella biografia si legge: “Pedofili e sadomasochisti gli chiedevano ‘Posso farlo?’. Ridava fiducia a gay scoraggiati dai costanti rifiuti; una donna che aveva trovato la rivista pornografica del marito gli aprì il suo cuore; un’altra era tormentata dal fatto che faceva sesso con il suo pastore. Frequentò anche dei gruppi sadomaso per farsi un’idea del loro mondo”. Van der Geest incontrò chiunque senza pregiudizi. Anche lui aveva dovuto superare degli ostacoli nel suo sviluppo sessuale, racconta mentre ci sediamo al tavolo del soggiorno. “Per questo comprendevo i bisogni di quella gente”.

A 16 anni, quando era ancora nei Paesi Bassi, aveva avuto le sue prime esperienze sessuali con un collega: “Un classico, ci eravamo masturbati insieme”. Ma gli era piaciuto. La cosa non lo turbò più di tanto, perché fin da piccolo sapeva che voleva diventare pastore e padre. Un giorno avrebbe incontrato la donna giusta con cui realizzare i suoi piani.

Ma prima conobbe Martin: Hans aveva 27 anni, Martin dieci di meno. Figlio di un padre sordo e di una madre cieca, Martin era abituato ad assumersi responsabilità: “Mentalmente ed emotivamente era molto più maturo dei ragazzi della sua età”, afferma Van der Geest. S’innamorarono. La loro prima notte insieme fu magnifica. Non ebbe sensi di colpa, racconta. Ma si sentiva spaventato a morte dalla reazione della gente e sapeva che doveva mettere immediatamente fine a quella relazione. Esita e guarda fuori dalla finestra per un po’. Poi dice a voce bassa: “Martin era l’amore della mia vita e l’ho deluso”.

Crepe nell’armatura

Un anno dopo incontrò Bea e presto capì che era quella giusta. Si sorprese nel constatare quanto fosse innamorato di lei. Tutto andava per il meglio. Ora si sarebbe lasciato alle spalle “le smancerie con gli uomini”. Era stata solo una fase della vita, si convinse.

Mise in atto il suo piano: il matrimonio, i tre figli, i successi professionali, poi il trasferimento dai Paesi Bassi alla Svizzera. Il matrimonio andava a gonfie vele; sua moglie era la migliore interlocutrice che si potesse desiderare: intelligente, attenta, comprensiva. Veder nascere e allevare i tre figli lo aveva reso così felice che si era convinto che tutto fosse sotto controllo.

Non aveva mai più avuto a che fare con gli uomini. Aveva evitato tutte le tentazioni. Una volta aveva perfino mandato via Martin che era venuto a trovarlo. Ma partecipava sempre più spesso a seminari di autocoscienza, che lo scuotevano. Nella sua armatura si fecero delle crepe. I tentativi di approccio di diversi uomini lo confondevano più di quanto avrebbe voluto. Alla fine abbandonò ogni resistenza: “Dovevo riconoscere che il mio desiderio per gli uomini non poteva più essere represso”, dice oggi.

Intenzionato a salvare il suo matrimonio, all’inizio propose a sua moglie di passare una notte d’amore a quattro con una coppia di amici molto aperta. Lei fu d’accordo, ma non si sentì affatto a suo agio. Non volle più simili avventure.

Edwin, il figlio maggiore, all’epoca aveva dodici anni. Fino a quel momento aveva considerato il matrimonio dei suoi genitori “molto felice”. Ora sentiva la tensione tra i due. La madre gli aveva raccontato delle fantasie sugli scambi di coppia di suo padre.

Edwin, che oggi ha 59 anni, siede nel soggiorno della sua casa di Zollikon e alza le spalle: “Perché dirmelo? Cosa avrei dovuto fare?”. In prima media fu stressante per lui veder cadere la madre in depressione a causa di quella situazione.

Ma il peggio doveva ancora venire. Hans van der Geest confessò alla moglie che desiderava gli uomini al punto di voler fare sesso con loro. Non pensava di tradire Bea. Non ha mai considerato le sue storie con gli uomini delle infedeltà. Se le avesse tenute segrete alla moglie o se le avesse detto delle bugie, allora si sarebbe sentito un traditore. La coppia ebbe interminabili discussioni per tentare di chiarire quella situazione. La parola “bisessuale” non era comune all’epoca. Van der Geest spiegò a sua moglie che gli uomini lo attraevano in modo diverso rispetto alle donne: “Un bell’uomo mi fa provare sentimenti più carnali di una bella donna”. Ma stava bene con lei e non voleva lasciarla. In ogni caso non riusciva a immaginare di vivere con un uomo. Era un continuo tira e molla, e lui cercava di non farle del male. Ma si rese conto che non voleva rinunciare alla sensualità degli uomini. Oggi si definisce “Omosessuale all’ottanta per cento”. Edwin si accorse di quanto fosse difficile per la madre accettare le cose. Ogni volta lei sperava che l’uomo di turno di suo marito fosse l’ultimo. Van der Geest era un uomo attraente e, dopo anni di reticenza, ora voleva vivere la sfera erotica con gli uomini. Sei anni dopo il coming out arrivò la rottura: la madre voleva il divorzio, che ci fu nel 1981. Un anno dopo lui perse il lavoro.

Poco prima del licenziamento aveva pubblicato il libro A quattro occhi. Esempi di buona cura pastorale, oggi arrivato alla sua ottava edizione. Dopo raccolse in un volume le storie di quelle persone che non riuscivano ad accettare le loro inclinazioni sessuali con il titolo Sessualità taciuta e rifiutata – una visione cristiana. Con questa raccolta, ancora una volta attirò su di sé le polemiche. Nel libro di Van der Geest c’è effettivamente un capitolo discutibile. S’intitola Amore per i bambini e mostrava molta comprensione per i pedofili, affermando che possono esserci rapporti consensuali tra bambini e adulti, ovviamente a patto che non ci siano né violenza né manipolazione. Le proteste non tardarono.

Alla domanda se oggi pubblicherebbe ancora quel capitolo, scuote la testa: “No, penso di aver valutato male il problema”. Dice che si era fatto influenzare da alcuni pedofili che in quel periodo venivano da lui per chiedergli consiglio ed erano molto amichevoli. A quanto pare non è riuscito a far capire che era più interessato al diritto dei bambini a una sessualità autonoma che a quello dei pedofili di vivere le loro inclinazioni.

Le vendite furono sorprendenti. Tremila copie andarono via in pochissimo tempo. La raccolta offre anche ai credenti molti spunti di riflessione per liberare il loro desiderio dalle maglie del peccato. La connessione tra godimento e peccato è da ricondurre all’influenza delle concezioni degli gnostici dei primi secoli del cristianesimo, ma domina ancora il pensiero di molte persone. “È una delle più grandi catastrofi della storia della teologia”, dice l’ex pastore, che considera la sfera emotiva in modo diverso. “Provare piacere è un miracolo! Amen”.

Pane e pianoforte

Nel 1993, a sessant’anni, Van der Geest andò in pensione anticipata. Oggi vive da solo, ma ha un legame intenso con una donna. Allo stesso tempo negli ultimi anni ha avuto spesso relazioni burrascose con degli uomini. Ha scoperto una passione per l’opera italiana e ha suonato il pianoforte. Si diletta con la cucina e la panificazione; s’interessa alla vita dei figli e dei nipoti. Ha comprato una macchina da cucire e realizza camicie, pantaloni e abiti. Mi fa notare con orgoglio la sua camicia a scacchi: “Fatta in casa!”. Scrive più che mai. Al tema della bisessualità ha dedicato tredici romanzi. Nelle sue storie, uomini sposati cercano l’equilibrio tra matrimonio e amore gay.

Se si è dedicato tanto alla questione centrale della sua vita è perché, dice, nonostante la rivoluzione sessuale, i bisessuali “sono ancora poco conosciuti e poco compresi”. Il problema è che mettono in crisi l’idea borghese di fedeltà: “I bisessuali tendono a oscillare tra varie relazioni e per questo hanno difficoltà con la fedeltà intesa in senso tradizionale”.

Tuttavia, se guarda al movimento lgbt di oggi e alle sue conquiste, si sente fiducioso. “Che peccato essere nato con settant’anni di anticipo”. ◆ nv

Biografia

1933 Nasce nei Paesi Bassi.
1961 Ha la sua prima relazione omosessuale.
1975 Dopo essersi sposato e trasferito in Svizzera, fa coming out con la moglie, dichiarandosi bisessuale.
1981 Divorzia.
1982 Scrive un articolo in cui, citando un passo della Bibbia, invita a non giudicare l’amore omosessuale. Perde il lavoro dopo che vengono a galla alcune relazioni con altri uomini.
1993 Va in pensione anticipata.


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Questo articolo è uscito sul numero 1502 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati