“Receptionist, tempo pieno, 2.300-2.700 euro lordi al mese, 25 giorni di ferie all’anno”. Sul sito di una catena di alberghi tedesca c’è un elenco di annunci di lavoro simili che sembra infinito. Quasi sempre non è richiesta alcuna esperienza, e le condizioni sembrano buone. Eppure si presentano pochi candidati. “È una catastrofe. Abbiamo enormi difficoltà a trovare personale”, si lamenta un dirigente, che preferisce restare anonimo temendo effetti negativi sull’immagine dell’azienda. “La situazione è critica. Dovremo sicuramente rivedere al ribasso le nostre previsioni di crescita”.

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La pandemia di covid-19, che ha provocato un’ondata di licenziamenti e ha bloccato le assunzioni, ha aggravato una situazione già difficile. “Le persone non sono attratte dai posti di lavoro nel nostro settore, perché temono il ritorno delle restrizioni. E chi già ci lavora subisce lo stress di dover garantire il servizio nonostante il personale ridotto. Per questo molte si dimettono e, in generale, l’immagine della carriere nel settore ne esce danneggiata. È un circolo vizioso”, aggiunge il manager.

La carenza di manodopera si fa sentire anche nella ristorazione e negli aeroporti, dove quest’estate i 7.300 posti vacanti hanno provocato gravi disagi. Ma è solo la parte più evidente del problema. Secondo un sondaggio dell’istituto economico Ifo di Monaco pubblicato all’inizio di agosto, in Germania un’azienda su due non riesce a trovare dipendenti. Ad agosto l’istituto per la ricerca nel mercato del lavoro (Iab) di Norimberga ha rilevato che i posti vacanti sono quasi due milioni. Un record assoluto. “Dopo la pandemia molti dipendenti delusi dal turismo e dai settori alberghiero e della ristorazione hanno riscoperto i mestieri legati all’artigianato. Alcuni si sono rivolti ai noi”, racconta Lasse Kutzbach, che dirige un’azienda specializzata nelle coperture e nelle strutture in legno. “Ne abbiamo approfittato, perché offriamo un clima familiare e una formazione di qualità”, sottolinea mostrando l’entusiasmo dei lavoratori nel suo laboratorio a Berlino. Per il momento pensa di non avere difficoltà a trovare candidati, grazie al passaparola che si è creato intorno alla sua azienda, ma ammette di essere un’eccezione nel settore: attualmente, infatti, nell’artigianato si contano 150mila posti vacanti.

Persone in pensione

In Germania la carenza di manodopera minaccia non solo la ripresa nel breve periodo, ma anche la capacità del paese di funzionare a medio e lungo termine. “Il problema rallenta la costruzione di nuove abitazioni, l’efficienza energetica, lo sviluppo delle energie rinnovabili. Colpisce inoltre le attività di assistenza alle persone anziane, l’istruzione, la formazione professionale, la cura della prima infanzia”, dice Stefan Sauer, ricercatore dell’Ifo. “Diversi fattori spiegano la crisi, tra cui il numero di persone andate in pensione, che supera quello dei nuovi ingressi nel mercato del lavoro, e il rallentamento dell’immigrazione, soprattutto dai paesi dell’Europa orientale”. Poi conclude: “Senza un ricorso più consistente all’immigrazione, la situazione per alcune aziende diventerà molto difficile”.

In effetti la riforma del diritto dell’immigrazione è una delle priorità del governo di Berlino. A giugno l’esecutivo ha approvato un primo pacchetto di misure che permette agli immigrati “tollerati” (quelli senza un permesso di soggiorno ma accettati sul territorio nazionale) e ben integrati di beneficiare di un diritto di soggiorno definito “d’opportunità”, che facilita il loro accesso al mercato del lavoro.

Da sapere
Il sistema canadese

◆ Il Canada ha una grande tradizione di accoglienza, ma ora ha cominciato a selezionare chi deve entrare nel paese, introducendo un sistema a punti. I migranti devono sottoporsi a un questionario online per valutare il proprio profilo: competenze linguistiche, istruzione, esperienza professionale, offerta di lavoro convalidata da un’azienda o l’accettazione rilasciata da una provincia canadese danno diritto a un certo numero di punti su un totale di cento. Nell’ultimo censimento del 2016 gli immigrati accolti per motivi economici erano il 60 per cento dei nuovi arrivati. “Di fronte all’invecchiamento della popolazione, che sta creando una carenza di manodopera, il Canada è costretto ad attirare braccia e cervelli da altri paesi”, scrive Le Monde. Nel 2022 il governo si propone di accogliere 435.645 nuovi immigrati, e 900mila in più nei prossimi due anni.


A luglio il ministro del lavoro Hubertus Heil e la collega dell’interno Nancy Faeser, entrambi del Partito socialdemocratico (Spd), hanno anticipato alla stampa alcuni aspetti del secondo pacchetto di riforme. Sarà ridotta una delle principali barriere all’ingresso nel mercato del lavoro tedesco, cioè il riconoscimento dei titoli di studio. In futuro basterà fornire la prova di aver fatto un’esperienza di lavoro all’estero per giustificare un contratto di lavoro in Germania. All’inizio di agosto il deputato Johannes Vogel, vicepresidente del partito liberale Fpd (che fa parte della coalizione di governo insieme ai Verdi e all’Spd), ha sostenuto un altro possibile elemento della riforma: l’adozione di un sistema a punti, sul modello di quello adottato in Canada. “L’esperienza canadese mostra che il 60 per cento degli immigrati del paese nordamericano sono arrivati così”, ha dichiarato. “Non dobbiamo comunque trascurare il percorso d’immigrazione autorganizzata”. Con questa definizione si fa riferimento a una modalità di accesso per i lavoratori stranieri, che ricevono dei punti man mano che rientrano in uno dei profili richiesti in base ai bisogni dell’economia tedesca. Chi accumula un punteggio sufficiente può cercare lavoro direttamente sul territorio, senza dover aspettare le autorizzazioni previste dalle legge attuale. Anche i Verdi sono favorevoli a un sistema di questo tipo.

Ora bisogna trovare l’accordo sui dettagli, per evitare i problemi delle precedenti norme in materia d’immigrazione: strumenti utili in teoria, ma complessi da mettere in pratica. “Per le piccole e medie imprese è sempre complicato far arrivare manodopera in Germania”, si lamenta Markus Jerger, presidente dell’associazione federale delle piccole e medie imprese. Jerger chiede che la Germania possa diventare finalmente un “paese attraente per l’immigrazione”. Secondo alcune previsioni, entro il 2030 l’economia tedesca avrà bisogno di 400mila immigrati all’anno per riuscire a mantenere inalterata la sua forza lavoro. ◆ gim

Questo articolo è uscito sul numero 1476 di Internazionale, a pagina 112. Compra questo numero | Abbonati