C’è un mini-documentario che circola su YouTube dedicato a un luogo che dirà qualcosa anche a chi non c’è mai stato: il Circolo degli Artisti, che è stato epicentro della musica dal vivo a Roma e meta di infiniti pellegrinaggi da altre città e province. Era uno di quei locali in cui la fila per entrare era già tutto, quando non eri una persona ancora completamente formata e le somiglianze e le differenze con chi ascoltava la musica che piaceva anche a te potevano far scoppiare sacche d’inquietudine ma anche di desiderio.


Ideato da Plavia e con le riprese di Ilaria Cecilia e Giulia Marcialis, questo documentario esce in concomitanza con Ciao libertini! Gli anni ottanta secondo Pier Vittorio Tondelli di Stefano Pistolini: anche se non ci sono sovrapposizioni manifeste – il Circolo è nato nel 1989 ma esplose verso la fine degli anni novanta ed era il posto in cui suonare a Roma per tutto il decennio successivo – sono lavori dedicati a una persona e a un’atmosfera che creano cortocircuiti feroci di nostalgia.

Eppure non è solo questo. Nella loro differenza di volumetria e di sguardo, ridanno una dimensione piena alla parola “alternativa”: c’era un tempo, nelle famose file per i concerti o in quelle davanti ai chioschi notturni, in cui ci si sentiva pienamente dall’altra parte. Quest’altra parte si è un po’ smarrita, nell’inflazione delle proposte musicali ma anche degli accessi: raramente un concerto al Circolo è costato più di 15 euro, e si vedeva davvero di tutto, sia dal lato artisti sia dal lato pubblico. Non sarà il nostro Please kill me, ma anche qui si sono uccise e celebrate bellissime libertine giovinezze. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1432 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati