Siamo all’ultimo anno di elementari e la scelta delle medie è vicina. Iscrivendo mio figlio a una scuola pubblica di quartiere gli sto precludendo il suo futuro successo? Diverse amiche stanno infatti optando per scuole private o scuole pubbliche in centro città e io mi sento un po’ in colpa. –Valentina

Quando mi sono trasferito per qualche anno all’estero, le mie figlie più grandi facevano l’asilo. Una mattina, quando stavo ancora scegliendo dove iscriverle, ho fatto una visita in un grande asilo internazionale. La guida era un’allegra maestra statunitense e oltre a me c’era solo un silenzioso papà russo. Mentre lei ci mostrava la mensa luminosa e spaziosa, i campi sportivi, il laboratorio creativo e tutte le altre meraviglie, io ho fatto mille domande mentre il padre russo è rimasto impassibile tutto il tempo. A fine giro, quando ero convinto di aver trovato l’asilo dei miei sogni, il russo ha fatto la sua domanda: “Avete le statistiche della riuscita universitaria dei bambini che fanno l’asilo qui?”. Mi sono voltato verso di lui guardandolo come un pazzo, ma la maestra non ha battuto ciglio: “Certo, eccole”, ha risposto sorridendo mentre gli porgeva un plico. Il russo ha continuato: “E quelle sulla riuscita professionale?”. “Abbiamo anche quelle”, ha risposto lei.

Il giorno dopo ho iscritto le mie figlie all’asilo di quartiere. Non mi piacciono i genitori che proiettano così tanta pressione sui figli piccoli e le scuole che li assecondano. A scuola s’impara prima di tutto a vivere, non a fare carriera, e per questo la scuola pubblica più vicina a voi andrà benissimo.

Questo articolo è uscito sul numero 1432 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati