Mentre a sud e a est l’esercito ucraino combatte con tutte le sue forze contro le truppe russe, in tutto il paese la gente si prepara a un nuovo fronte che non risparmierà nessuno: l’inverno. Sarà probabilmente il più duro nella storia del paese, ha anticipato Yuriy Vitrenko, capo di Naftogaz, la società nazionale degli idrocarburi, in un’intervista al quotidiano economico tedesco Handelsblatt. Vitrenko prevede continue interruzioni della corrente elettrica e seri problemi per i sistemi di riscaldamento. Nei giorni scorsi una nuova pioggia di missili russi ha messo fuori uso anche gran parte della rete idrica di Kiev.

Gli ucraini cercano di procurarsi generatori di corrente, candele e fornelli da campeggio; postano foto sui social network e raccontano le loro strategie per sopravvivere alle prossime settimane e mesi. “Posso dirvi che farà molto, molto freddo”, ha detto Andriy Vynnyčenko in un video postato a luglio su TikTok che ha già avuto più di diecimila like.

La strategia russa non colpisce solo le famiglie, ma soprattutto le piccole imprese che finora erano riuscite a restare a galla

Vynnyčenko, 32 anni, lavora come sviluppatore di software nella regione di Kiev. Il suo messaggio è chiaro: isolate la casa, comprate delle coperte elettriche, perché sarà difficile mantenere calda tutta la stanza. Lui ha rivestito i bordi delle finestre del suo appartamento con gommapiuma e nastro adesivo.

“Ma nei prossimi mesi non ci saranno difficoltà solo con il riscaldamento. Si useranno sempre di più le stufe elettriche e questo aumenterà in modo significativo il consumo di energia, quindi ci saranno ancora più interruzioni di corrente”, afferma Vynnyčenko.

Non tornate a casa

I blackout sono già all’ordine del giorno: da settimane ci sono problemi con la fornitura di energia elettrica a causa degli attacchi russi contro le infrastrutture ucraine. Dal 10 ottobre, quando Mosca ha lanciato una vasta campagna di attacchi con missili e droni in tutto il territorio ucraino, la corrente viene staccata in modo controllato per permettere di riparare i danni. Un terzo delle infrastrutture elettriche è stato danneggiato dagli attacchi, ha affermato di recente il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj.

Per questo il governo consiglia ai suoi cittadini fuggiti all’estero di non tornare a casa prima della primavera: c’è il timore che la rete elettrica non riuscirà a soddisfare completamente la domanda di energia durante l’inverno.

Con la sua strategia, la Russia non colpisce solo le famiglie, ma soprattutto le piccole imprese che finora erano riuscite a restare a galla nonostante la guerra: ristoranti, parrucchieri, supermercati. Nessuno può fare a meno di corrente elettrica e luce, soprattutto ora che le giornate cominciano ad accorciarsi.

Per il settore informatico, che prima del conflitto era considerato uno dei più promettenti del paese, la situazione è catastrofica. “L’elettricità è essenziale per la nostra sopravvivenza”, spiega Vynnyčenko. Lui vive in un sobborgo di Kiev vicino all’aeroporto, e racconta delle interruzioni di corrente ormai quotidiane. “Quando tolgono l’elettricità tutti passano alla connessione internet mobile, così la rete dei telefoni cellulari collassa. Durante questi blackout siamo isolati dal mondo. Non so per quanto ancora potremo continuare a sentirci ‘normali’ in queste circostanze”.

Strade buie

Già da settimane l’illuminazione stradale e i cartelloni pubblicitari al neon sono stati spenti in molti luoghi, incluso il centro di Kiev. In aggiunta alle interruzioni di corrente, che in molti quartieri durano ore, ai residenti è stato chiesto di risparmiare energia. Nei ristoranti e nei bar i clienti spesso siedono a lume di candela. Si usano le torce dei cellulari per illuminare gli scaffali dei negozi, una cosa probabilmente mai vista prima in una capitale europea.

Le strade e i cortili bui incidono anche sulla sicurezza personale, in particolare su quella delle donne, spiega Iulia Homonets, 25 anni, che lavora per un’organizzazione umanitaria a Kiev. “Non mi è mai successo niente e spero che continui così. Ma ho sempre paura di tornare a casa al buio. È una sensazione che non puoi razionalizzare”, dice Homonets. Non porta con sé uno spray al peperoncino, ma cammina con i pugni serrati nelle tasche della giacca, e stringe le chiavi tra le dita come fossero una pistola; tiene le cuffie nelle orecchie, ma senza musica, in modo da poter sentire se qualcuno si avvicina da dietro. “Non so come riusciremo a conservare la nostra salute mentale”, dice Vynnyčenko. Lui ci prova con un consumo ridotto di notizie. Le foto dei territori liberati, i resoconti delle torture, le storie delle persone che hanno perso i loro parenti, devono fuggire o sono sull’orlo di un abisso economico.

“All’inizio, quando è scoppiata la guerra, ero online ventiquattr’ore su ventiquattro e seguivo tutto. Ma poi non ce la fai più”. Vynnyčenko cerca di andare avanti come può, di seguire la sua routine quotidiana, di concentrarsi sul suo lavoro. Almeno finché le circostanze glielo permetteranno. ◆ nv

Questo articolo è uscito sul numero 1485 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati