Prato della Valle è una delle piazze più grandi d’Italia, con un canale fiancheggiato da statue che circondano un’isola artificiale in cui gli abitanti di Padova passeggiano o prendono il sole nelle giornate calde. Le sculture ritraggono figure storiche che hanno un legame con la città. Tutte le 78 statue sono dedicate a personaggi maschili e sono lì da secoli. Ma dal 1797, dopo l’invasione dell’esercito francese, un paio di piedistalli sono rimasti vuoti.

Alla fine di dicembre del 2021 due consiglieri comunali hanno presentato una mozione per usarne uno per una statua della filosofa del seicento Elena Lucrezia Cornaro Piscopia. Le statue di Prato della Valle sono “il simbolo dello storico dominio maschile”, spiega Simone Pillitteri, uno dei due consiglieri comunali che ha presentato la mozione. “Il fatto che esistano questi posti vuoti ci ricorda che le donne sono poco rappresentate, qui e altrove, e che nel passato sono state emarginate. Di sicuro non sono state messe su un piedistallo”. Includere una statua dedicata a Cornaro Piscopia – la prima donna al mondo a laurearsi, nel 1678, studiando filosofia all’università di Padova – sarebbe un segnale che “oggi la nostra cultura è cambiata radicalmente”, spiega Pillitteri, “Un passo verso il futuro”. Eppure questa proposta ha innescato un acceso dibattito sulla cancel culture, lo sciovinismo maschile del diciottesimo secolo, la mancata rappresentazione delle donne nell’arte e il significato storico dei monumenti.

Il passato non si cambia

Alla discussione hanno partecipato studiosi, politici e femministe. Alcuni hanno citato i risultati di un rapporto del 2021 dell’associazione Mi riconosci?, formata da un gruppo di professionisti che lavora nel settore della cultura, in cui si afferma che negli spazi pubblici italiani ci sono appena duecento statue di donne. Non si sa quante sono quelle dedicate agli uomini, ma per avere un’idea basti pensare che nei giardini del Pincio, a Roma, ci sono 229 busti e solo tre raffigurano donne.

Qualcuno ha accusato la proposta dei due consiglieri comunali di essere un esempio di cancel culture, ovvero il tentativo di riscrivere la storia attraverso le lenti della contemporanea uguaglianza di genere. Altri commentatori ostili alla mozione hanno spostato il dibattito sull’inviolabilità dei monumenti storici. “Che piaccia o meno, Prato della Valle è l’espressione del passato”. Un passato in cui era accettabile che in una piazza dedicata ai cittadini illustri ci fossero solo statue di uomini, sottolinea Davide Tramarin, ex segretario cittadino del Pd e storico dell’arte. “Dobbiamo imparare dal passato, non cambiarlo”, dice. Secondo Tramarin, aggiungere la statua di una donna suonerebbe come un ripensamento; per questo ha proposto di installare delle statue di donne in un parco che sta per essere realizzato nel centro di Padova. “Bisogna definire un nuovo spazio e guardare al futuro. Uno spazio con molte donne sarebbe molto interessante, unico in Italia”.

Problema di rappresentazione

In realtà a Prato della Valle c’è già un monumento a una figura femminile: il busto di Gaspara Stampa, poeta del cinquecento, che però si trova ai piedi della statua dello scultore rinascimentale Andrea Briosco. Le altre statue raffigurano papi, ammiragli e fisici, e personalità che hanno insegnato all’università locale, come Galileo.

Rosanna Carrieri, portavoce di Mi riconosci?, l’associazione che ha curato il rapporto del 2021 e continua a stilare una lista delle statue in Italia, sottolinea che le donne sono sempre più rappresentate negli spazi pubblici, ma l’iconografia è spesso vittima degli stereotipi. Carrieri ha citato la statua della lavandaia nuda di Bologna, collocata nel 2001, e quella della spigolatrice seminuda di Sapri, presentata nel 2021. “Queste statue sono il sintomo di un problema di rappresentazione, di come le donne continuano a essere considerate”, spiega Carrieri.

Daniela Mapelli, rettrice dell’università di Padova, pensa che il problema non sia legato tanto “a quali statue e quali donne onorare, ma alla volontà di invertire una tendenza e concedere un maggiore riconoscimento al ruolo delle donne nella società. Nel 2022 questo è ancora un tema che non riesce a emergere”. Nel 2021 Mapelli è stata protagonista di un evento storico, diventando la prima donna a guidare l’università di Padova negli ottocento anni di storia dell’ateneo. In Italia ci sono più di ottanta università, ma solo otto sono guidate da donne. Mapelli sottolinea che l’università di Padova ha già una statua di Cornaro Piscopia, “in bella vista” nell’edificio principale.

Di recente la commissione municipale incaricata della toponomastica della città ha cercato di “bilanciare il forte squilibrio relativo alla presenza femminile nei nomi di strade e piazze”, spiega Carlo Fumian, professore di storia contemporanea all’università di Padova e componente della commissione. Tuttavia una proposta per dedicare delle rotatorie ad alcune personalità femminili è stata definita “non abbastanza nobile”, mentre secondo Fumian, l’idea di cambiare i nomi di alcune strade “rischia di far infuriare i cittadini” perché potrebbe creare difficoltà nella consegna dalla posta e causare altri problemi. Secondo Fumian, Prato della Valle, i cui lavori sono cominciati nel 1775, riflette un momento specifico della storia cittadina e anche i piedistalli vuoti, un tempo occupati dalle statue dei dogi veneziani, distrutte dall’esercito francese nel 1797, sono “un pezzo della storia di Padova. Non si può riscrivere la storia con un martello e uno scalpello”, spiega Fumian. “È un grave errore culturale”. Secondo lo storico sarebbe meglio posizionare una targa vicino ai piedistalli vuoti per spiegare il motivo dell’assenza delle statue.

Margherita Colonnello, l’altra consigliere comunale che ha presentato la mozione, spiega che il suo scopo non è di “distorcere o distruggere” la piazza monumentale di Prato della Valle, “ma di aggiungere qualcosa di nuovo, qualcosa che rappresenti i nostri giorni in cui le donne hanno un ruolo di primo piano”. Colonnello non prevedeva “una reazione simile alla proposta” e ritiene che il dibattito rifletta una realtà precisa: nonostante in Italia le cose stiano cambiando, esistono ancora “intellettuali conservatori” che non capiscono l’importanza di affrontare la rappresentazione insufficiente di “metà della popolazione”. La mozione sarà presa in esame dal consiglio comunale entro la fine di gennaio, precisa Colonnello.

Pillitteri sottolinea che l’università di Padova festeggerà gli ottocento anni nel 2022, guidata da una rettrice: “Sarebbe bellissimo valorizzare l’evento con una nuova statua dedicata a una donna. Magari anche con un dibattito”. ◆as

Questo articolo è uscito sul numero 1443 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati