C’è un problema crescente con il fumetto d’autore, soprattutto al femminile ma non solo, dedito alla narrazione intimistica e magari alla rivendicazione dell’identità di genere: la mancanza di una reale forza espressiva visiva nel raccontare. È questo solo in parte il caso dell’esordio di Lee Lai, 27 anni, canadese nata in Australia, che racconta un amore conflittuale tra due giovani donne con in mezzo una bambina che è al contempo il problema e la soluzione. L’autrice sembra cosciente che il fumetto è soprattutto trasfigurazione della realtà grazie al disegno. Ma il segno non guizza, i personaggi si somigliano troppo e sono troppe le immagini che non rivelano profondità, anche se curate nella composizione. Il fumetto è grande, sempre, quando ritorna all’infinito non soltanto su certe sequenze, ma su singole immagini e sullo stesso movimento grafico. Per esempio Il grande male, l’autobiografia di David B., è una trasfigurazione potente, praticamente in ogni immagine, dell’iconografia delle arti primitive in chiave onirica e surrealista con l’obiettivo di raccontare il mondo. Al tempo stesso, la finezza e la profondità nella costruzione dei personaggi, delle situazioni e soprattutto la capacità di creare delle sequenze intense con il montaggio alternato suggerisce il non-detto e l’invisibile con una forza rara, indicano anche il vero potenziale di Lee Lai come autrice di spicco per il futuro.

Questo articolo è uscito sul numero 1431 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati