Autore di titoli molto significativi come Gli sprecati – sugli emarginati di oggi e di domani – Michelangelo Setola realizza un’opera di poesia che non somiglia a nient’altro visto finora. E rende evidente, così, quanta poca sperimentazione ci sia oggi rispetto al passato nel fumetto destinato all’infanzia. Se Gli sprecati aveva un formato gigante e un bianco e nero sporco, fuligginoso, qui l’autore fa uso di un formato quasi tascabile e di colori intensi e delicati, dalle molte sfumature. Richiama le cartine del mondo dipinte nel medioevo e dintorni, e più in generale l’estetica di dipinti, arazzi, bassorilievi. Nelle prime tavole vediamo degli insetti parlare con un uomo. Dopo il prologo un bambino di dodici anni parte da Bologna per esplorare, senza dirlo ai genitori, Roma e il mondo. Siamo nel 1534 e il bambino si chiama Ulisse. Ma contrariamente al marinaio narrato da Omero, Ulisse Aldrovandi esistette davvero e fu uno dei primi grandi naturalisti esploratori, padre dei musei di storia naturale e della geologia moderna. La scienza e la meraviglia sono qui fenomeni unitari, anzi, potremmo dire che Setola, firmando un fumetto anche avventuroso e di esplorazione, interpreta la scienza come una grande meraviglia. Rigenera lo sguardo vergine sul mondo, lontano però dal meccanicismo scientifico. L’anima è qui sia scientifica sia animista e la zoologia e il bestiario medievale sono un incanto che si fa cosa sola.

Francesco Boille

Questo articolo è uscito sul numero 1448 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati