La furia di Blanco che prende a calci il simbolo sacro della città dei fiori, i baci di Rosa Chemical, le foto strappate da Fedez, i dirigenti che non sapevano. Mentre in alcune piazze italiane sventolavano le bandiere rosse e nere, anche a Sanremo soffiava un vago vento d’anarchia. Amadeus non sarà Max Stirner, ma il polso che ha esercitato invitando il presidente Mattarella senza comunicarlo al cda della Rai, e la rivendicazione dei colpi di scena in nome dell’autonomia artistica rimandano con le debite proporzioni alla gloriosa tradizione anarco-individualista. Nel 1959, due anni prima della fenomenologia di Mike Bongiorno firmata da Umberto Eco, l’anarchico Luciano Bianciardi tratteggiò il profilo del conduttore perfetto, colui che avendo conosciuto giorni di vita agra instilla nel suo agire un senso di riscossa. In fondo la liturgia tv ha bisogno di sussulti libertari, per accendere gli animi e conquistare punti. Nell’articolo Bianciardi prosegue descrivendo un convegno di anarchici in una città marchigiana. Si discuteva intorno al concetto di ordine quando scoppiò l’applauso per l’ingresso del compagno Bistoni, capo della delegazione perugina e vincitore di Lascia o raddoppia per la storia dei longobardi. “È stato un convegno bellissimo: i lavori son terminati al canto di Addio Lugano bella, mentre alcuni si affollavano attorno al Bistoni, per chiedergli com’era, da vicino, la signora Edy Buffon nata Campagnoli”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1499 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati