La città di Gaza, 28 gennaio 2026. (Omar al Qattaa, Afp)

Saber Dawas vive nello stadio Yarmuk di Gaza. Era stato sfollato con la famiglia dopo che Israele aveva bombardato la sua casa a Beit Lahia, nel dicembre 2023. Ora deve ricominciare da capo: negli ultimi giorni vento e piogge torrenziali hanno distrutto la tenda in cui era accampato. La sua storia è simile a quella di un milione di abitanti di Gaza che hanno bisogno urgente di un riparo. Ne parla il sito d’informazione +972 magazine in un articolo scritto da un giornalista di Gaza che per ragioni di sicurezza preferisce rimanere anonimo. Nonostante il cessate il fuoco di ottobre, Israele ha continuato ad applicare forti restrizioni all’ingresso di merci, “comprese case prefabbricate, roulotte e materiali per la costruzione di rifugi”. Non c’è stato neppure nessun miglioramento nei servizi medici o nei farmaci essenziali. Israele continua a impedire all’Unicef di portare nella Striscia il latte in polvere per i neonati. Sebbene attualmente sia consentito l’ingresso di 600 camion di aiuti al giorno, le autorità locali affermano che quando va bene ne entrano 200. Ne servirebbero almeno mille. Israele ha autorizzato solo un numero ristretto di importatori, che tra l’altro dicono di aver pagato milioni di dollari in “tasse di coordinamento” all’esercito israeliano. Alimenti come carne e uova sono bloccati e lasciati marcire nei camion. Ahmed Abu Qamr, economista palestinese, spiega che Israele “ha spinto la popolazione di Gaza a una dipendenza quasi totale dagli aiuti umanitari”. Salvo poi, qualche settimana fa, revocare le licenze a 37 organizzazioni internazionali, tra cui Medici senza frontiere, perché non soddisfano requisiti di “sicurezza” e “trasparenza”, dice il ministero per gli affari della diaspora e la lotta all’antisemitismo. “Negare l’assistenza medica ai civili è inaccettabile in qualsiasi circostanza ed è scandaloso usare gli aiuti umanitari come strumento politico o di punizione collettiva”, ha scritto Medici senza frontiere. “Consentire gli aiuti umanitari a Gaza non è un favore, è un obbligo previsto dal diritto internazionale”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1650 di Internazionale, a pagina 7. Compra questo numero | Abbonati