Nel 1999 Edwy Plenel, giornalista francese allora direttore della redazione di Le Monde, pubblicò un pamphlet intitolato L’épreuve, la prova. Lo indirizzò a Régis Debray, filosofo, già compagno di lotte di Che Guevara in Bolivia, che in un suo articolo scritto al termine di un viaggio in Serbia aveva allora manifestato il suo sostegno a Slobodan Milošević nella guerra del Kosovo.

Plenel contestava a Debray di aver chiuso gli occhi davanti alla barbarie dei successori dell’ex blocco sovietico in nome di un “campismo” (la tendenza a scegliere le proprie alleanze in base ai propri nemici) antiamericano. Oggi il giornalista, che dal 2008 dirige il sito d’informazione Mediapart, ripubblica quel testo aggiungendovi un seguito, La contre-épreuve, la controprova, ispirato dall’intervento russo in Siria e soprattutto dall’invasione dell’Ucraina. Il bersaglio è ancora chi, nella sinistra, soprattutto francese, fa prevalere le ragioni della critica dell’interventismo statunitense su quelle della solidarietà con le popolazioni attaccate da Putin.

Come già nel 1999, Plenel usa con abilità il pensiero dell’internazionalista Lev Trockij, ispiratore del suo impegno giovanile, per muovere il suo attacco contro questo misto di nazionalismo e culto della république che, non vedendo l’imperialismo russo, contribuisce al risorgere di ideologie identitarie e razziste anche nei paesi dell’Europa occidentale. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1479 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati