Julia si presenta così: “Sono stata chiamata come mia nonna, che non ho mai conosciuto, e come un programma per computer che piace a papà. Ho dieci anni e duecentotré giorni”. Già da questa presentazione, anche se Julia ammette fin da subito di amare le parole più dei numeri, capiamo di avere davanti una ragazza metodica. Lo è. Ma è anche una sognatrice. Vive i suoi sogni e di fatto vive le follie dei genitori. Il padre sta riparando un vecchio faro in una remota isola delle Shetland. La madre, biologa marina, è alla ricerca di uno misterioso squalo della Groenlandia. Da queste premesse ci aspettiamo avventure, strani incontri, bizzarie. Siamo lì in trepida attesa che succeda qualcosa di straordinario. Ma in questo stupefacente romanzo sferzato dalle onde gelide di un mare nordico, le avventure sono quelle che compongono gli intricati sentieri dentro le anime dei protagonisti. C’è Julia; c’è una madre che per sua stessa ammissione va su e giù; un padre eccentrico, ma solido; e un amico del cuore, Kin, un ragazzo del luogo, che sarà il salvagente di Julia. Un romanzo che unisce il mistero del mare al mistero dell’animo umano. E ci parla di bullismo, salute mentale, affetti, amicizia con una levità che ha conquistato già molte persone in tutto il mondo.
Igiaba Scego

Questo articolo è uscito sul numero 1451 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati