Davide Calì ha una prosa delicata ma estremamente profonda e malinconica. Nel romanzo La linea che separa le cose si fondono la maestria del professionista e lo sguardo acerbo del bambino intrappolato in una situazione più grande di lui. Leggendolo non si può fare a meno d’innamorarsi del piccolo (ma anche del grande) Thomas. In un certo senso questo personaggio è uno specchio, il suo dolore lieve riflette quello quotidiano che molti adolescenti hanno attraversato. Nella narrazione vediamo un doppio Thomas, adulto e bambino. Il primo sta lasciando Londra con un amore finito alle spalle. Il secondo, il bambino, è anche lui accucciato sul sedile di un treno che parte da Beauvais, vicino a Parigi. Anche qui si parla di un amore finito, quello dei suoi genitori, con tutte le conseguenze che il trauma comporta. Il protagonista è anche il treno come mezzo di trasporto, che traghetta da un punto all’altro di una mappa, ma diventa anche la metafora di una crescita sentimentale, fisica, reale e immaginaria che trasporta il protagonista in una nuova dimensione. Il romanzo è arricchito dalle poetiche illustrazioni di Alessandro Baronciani che gli danno il tocco della favola. __**Igiaba Scego**

Questo articolo è uscito sul numero 1463 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati