“Se non si fanno le cose correttamente, un errore può portare al fallimento”. Da due anni le case editrici francesi camminano sulle uova. Dirigente della Média participations da trent’anni, Isabelle Polouchine gestisce le novità e le ristampe delle grandi case editrici del gruppo, cioè 3.800 libri all’anno. È perfettamente consapevole del suo ruolo di collegamento fra l’idea artistica di un editore e la tecnica industriale necessaria per farne un prodotto. E sa anche che la carta è un problema sempre più grande.

All’origine delle tensioni c’è una riduzione del consumo della carta grafica, cioè quella usata per fare i libri. Dal 2007 al 2020 il suo consumo è sceso del 55 per cento. Secondo Paul-Antoine Lacour, a capo della Confederazione francese dell’industria della carta, del cartone e della cellulosa (Copacel) la principale responsabile è la tecnologia. “Le persone hanno cominciato a leggere su telefoni e computer. Di colpo la carta ha cessato di essere l’unico mezzo di diffusione di immagini e testo”, osserva Lacour.

Ciclo continuo

La produzione di carta grafica ha seguito la curva della domanda, cioè si è ridotta. Ma per essere redditizio un macchinario che produce carta deve essere sempre in funzione. Lacour ritiene che se l’attività di questi macchinari scende anche solo al 75 per cento “non ne vale la pena”. Di conseguenza da quindici anni in Europa le aziende che producono carta chiudono una dopo l’altra. In altri casi i macchinari sono stati riconvertiti per produrre altri tipi di carta più redditizia e meno vincolante come il cartone, la cui domanda è esplosa con l’avvento del commercio online. “I produttori di carta hanno visto a che prezzo si poteva vendere il cartone da imballaggio, meno complicato da un punto di vista chimico e qualitativo, e la differenza tra il prezzo di costo del cartone e della carta. E si sono fatti rapidamente due conti”, si rammarica Isabelle Polouchine. Il problema è che per riconvertire queste macchine ci vogliono circa cinquanta milioni di euro e poi non si torna più indietro. Così c’è sempre meno carta per fare i libri.

Eppure durante i vari lockdown il mercato del libro è tornato a crescere e i lettori sono aumentati. Secondo le cifre del Syndicat national de l’édition (Sne) nel 2021 il fatturato degli editori francesi è cresciuto di più del 12 per cento. Un aumento “eccezionale” a cui le aziende che producevano carta non erano più in grado di rispondere: “Ci abbiamo sperato, ma non avevamo previsto questa crescita. Ed è impossibile far ripartire subito l’industria”, dice Polouchine.

Bancarelle di libri sul lungosenna. Parigi, 5 aprile 2018 (Michael Jacobs, Corbis/Getty)

Una produzione ridotta di carta genera anche ritardi nella consegna. “Prima si poteva intervenire su un progetto anche due o tre settimane prima della pubblicazione. La carta si trovava senza problemi. Oggi non è più possibile”, osserva Dominique Bordes, che dirige la casa editrice Monsieur Toussaint Louverture. “Bisogna organizzarsi con almeno due o tre mesi di anticipo. Ma per fare le cose come si deve ci vogliono sei mesi”. E nulla garantisce che il tipografo possa avere della carta adeguata. “Una modifica dell’ultimo minuto non è più possibile perché né il tipografo né il produttore di carta avranno il prodotto che viene richiesto”, si rammarica Polouchine.

Materia prima

La semplice fabbricazione della carta è diventata un’attività molto costosa. Nei porti cinesi le misure rigidissime contro il covid-19 creano dei colli di bottiglia. In questa situazione diminuiscono le navi che trasportano la pasta di carta, e la materia prima costa il doppio rispetto al giugno 2020. Inoltre, le macchine che producono la carta, forti consumatrici di energia, non sono risparmiate dall’inflazione legata alla guerra in Ucraina e all’aumento del prezzo del gas. Di conseguenza il conto diventa sempre più salato: “Ho comprato la carta per un libro tascabile a dicembre. Da allora il prezzo per una tonnellata è passato da 660 a 980 euro. Una follia”, s’indigna Dominique Bordes. Tra l’inizio del 2021 e la metà del 2022 il prezzo della carta è quasi raddoppiato. Secondo Pascal Lenoir, presidente della commissione ambiente e fabbricazione dell’Sne e direttore della produzione di Gallimard, “il costo dell’energia è responsabile del 50 per cento di questo aumento”. Di conseguenza crescono immediatamente anche i costi di produzione per gli editori: alla fine del 2021 Isabelle Polouchine stimava nel 20-30 per cento l’aumento del costo per ogni prodotto. L’anno scorso il prezzo della carta patinata è raddoppiato, mentre quello della carta standard è aumentato del 25-40 per cento a seconda della qualità. E da gennaio la tendenza si è confermata: in sei mesi i prezzi della carta sono cresciuti del 20 per cento.

Lenoir riconosce che una grande azienda come Gallimard “è favorita perché ha i mezzi per organizzarsi e per anticipare i problemi”. Ma aggiunge che “questa situazione finisce per danneggiare comunque tutti. L’editoria è una piccola parte dell’industria della carta. Anche le grandi case editrici non hanno molta capacità di influenzare il mercato”. In effetti solo il cinque per cento della produzione di carta grafica (a sua volta il 20 per cento del totale) è usata per i libri. “E genera profitti sempre più bassi”, riconosce Bordes, che non si stupisce della conversione dei tipografi verso settori più redditizi come i bugiardini dei medicinali.

Gli editori per compensare l’aumento dei costi di produzione non hanno altra scelta che aumentare i prezzi dei libri. Ma non è semplice: “Da trent’anni le grandi case editrici continuano a dire che i libri sono troppo cari. Il pubblico è stato abituato ai prezzi bassi. E i lettori sono una merce ancora più rara della carta. Così è quasi impossibile intervenire sui prezzi”, dice Bordes. Polouchine ammette che a Média participations ci si permette di aumentare i prezzi dei libri il cui acquisto non è rimesso in discussione da un suo leggero aumento: “Si tratta spesso di piccoli arrotondamenti per eccesso. Sono fondamentali per la sopravvivenza della nostra attività”. In questo contesto di “tensione permanente” Média participations “chiede molti sforzi” anche agli editori: “Non devono fissarsi su un tipo di carta. Talvolta non possiamo neppure garantire che il libro sia uguale tra una tiratura e l’altra”, spiega.

Per provare a uscire da questo vicolo cieco l’Sne è entrato in contatto con le istituzioni europee della carta che potrebbero risolvere il problema alla fonte. “A livello europeo editori, produttori di carta e tipografi cercano una posizione comune”, osserva Lenoir. Una soluzione possibile è “il ritorno della lavorazione del legno in Europa: una risorsa per stabilizzare i prezzi e le forniture, e garantire più indipendenza agli editori”. ◆ adr

Questo articolo è uscito sul numero 1476 di Internazionale, a pagina 89. Compra questo numero | Abbonati